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L’Italia di Conte? Tutta da rifare

Riccardo Signori
4 luglio 2016

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È stata la peggior Italia-Germania della storia degli ultimi 50 anni. Ovviamente parliamo di tornei, non di amichevoli o match di qualificazione. Direte: facile, nelle altre occasioni, dal 1970 in poi, l’Italia è stata la bestia nera dei tedeschi. Invece stavolta ha perso. Potrebbe già essere una buona ragione. Ma non basta. E quando qualcuno ne parlerà con enfasi, sarà meglio diffidare. Solo degustatori di bocca buona possono essersela goduta. Chi ama il calcio nella qualità, non solo nella quantità, avrà notato la mediocrità. Tutto fa rima pure nel pallone. La Germania impaurita dai fantasmi del passato, l’Italia avvinghiata al suo tesoretto: grinta, determinazione, difesa di ferro, contropiede per sgraffignare il risultato.

Eppure negli ultimi 10 anni la squadra azzurra non aveva mai avuto una difesa così solida, forte, affidabile.  Aggiungete che la Germania aveva qualche giocatore fuori fase, l’eccellente Thomas Muller su tutti, ed ecco trovato il bandolo di una partita finita ai rigori e che il ct Conte vorrebbe mandare agli onori dell’imperituro ricordo di un suo lascito. Quale lascito? Un quarto di finale al campionato europeo. Era il minimo garantibile anche con una Italia non proprio scintillante nel talento e nella bontà degli attaccanti.

Anzi, c’è di più: questa squadra è (quasi) tutta da rifare. Colpa dell’età dei giocatori migliori e della scarsa attenzione di Conte ai giovani. Ora toccherà al nuovo ct Giampiero Ventura provare e riprovare gli uomini del futuro.  Il vecchio ct ha pensato solo al suo immediato. Fin da settembre la nazionale dovrà affrontare un nuovo girone di qualificazione ai mondiali. Sarà un’impresa dura e Ventura avrà un compito non facile.

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Morale della storia: stavolta il vero vincitore è lo sponsor. E sfogliando questa classifica dall’1 all’11, come le maglie di una squadra, capirete perché?

1. è il voto da rifilare a Simone Zaza per il modo scapestrato di tirare un rigore decisivo.

2. sono i gol di Graziano Pellè all’europeo, che lo consegnano cannoniere italiano, ma  è pure il voto per un rigore sbagliato che ha inchiodato l’Italia a sofferenza e sconfitta.

3. i tre azzurri più deludenti: Thiago Motta, Darmian e l’esordiente Bernardeschi che avrà tempo per rifarsi. Ma tre è anche il numero di partite vinte dall’Italia.

4. i magnifici di questa spedizione: il quartetto difensivo sul quale si è basata la forza della nazionale. Buffon, Barzagli, Bonucci, Chiellini sono talmente migliorati, nelle ultime stagioni, da infilarsi nella classifica delle più forti difese azzurre. Sicuramente la  migliore dell’ultimo decennio.

5. i punti cardinali: Buffon, Bonucci, De Rossi, Candreva, Giaccherini. Senza di loro non ci sarebbe stata questa Italia.

6. le ragioni per le quali la squadra non poteva andare oltre: alcuni errori di Conte nelle convocazioni e nei cambi; qualità minima degli attaccanti; la difficoltà a sostituire Candreva; importanza del talento, che qui mancava; incapacità del ct a sfruttare di più e meglio alcuni giocatori; la credibilità del calcio che non sempre ti racconta favole come quelle del Leicester.

7. Il voto al ct, fatto passare per un mago quando ,invece, ha svolto bene la sua parte con un gruppo non altamente qualitativo. Altri commissari tecnici hanno fatto meglio di lui e non sono stati altrettanto osannati. Conte ha formato una squadra compatta e solida, ci ha lavorato due anni. Il tutto per essere eliminato ai quarti: non di più.

8. Voto di laurea all’europeo di Giaccherini, altrimenti detto Giaccherinho, vero leader silenzioso e uomo determinante nei momenti decisivi. Il suo gol è stato una chicca calcistica.

9. Voto a Buffon per quanto rappresenta e per il modo di interpretare il ruolo di portiere e leader. Lacrime comprese.

10.Voto affettivo all’Italia quando sa richiamare interesse. Stavolta ce l’ha fatta, nonostante non fosse una squadra fortissima. Televisioni e sponsor ringraziano.

11. Potrebbe essere un voto, o magari un numero di successo commerciale tramutato in milioni di euro: comunque la lode affaristica a Conte per essersi inventato la storia del “tutti con la maglia azzurra”. Un regalo di addio allo sponsor, fatto passare per una idea di vocazione nazional –popolare. Geniale.


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