Il mio punto di vista

Lo chiamavano Capitano Mezzanotte

staff
23 maggio 2012

Proseguendo nella galleria di incontri con personaggi fuori dall’ordinario che hanno segnato e arricchito la mia vita, non posso proprio non parlarvi della mia Amicizia ormai quasi ventennale con James L. Vincent.
Così come per Kary Mullis, il suo nome vi può sembrare sconosciuto; tuttavia, nella realtà dei fatti, quando si parla di una malattia il cui nome fa davvero paura, la sclerosi multipla, a questo grande uomo si devono enorme riconoscenza e profonda stima.
Come nel caso di Kary – ripeto – anche James ha saputo coniugare i suoi straordinari successi imprenditoriali ad un grande amore per lo sport: insomma, due ottimi esempi del famoso detto latino “mens sana in corpore sano”. Infatti, mentre Kary è un capace surfista, “Jim” Vincent è un appassionato di football e nella sua giovinezza è stato considerato una grande promessa – era in grado di correre fino a cento yard in undici secondi, malgrado la sua considerevole stazza di 285 pound (circa 130 kg)!
Ho conosciuto Jim su una meravigliosa barca di nome “Camille”, in una magica notte del luglio 1996, a Montecarlo. Era il giorno che il Principato annualmente dedica ai fireworks ed ero sua ospite: non vi nascondo che all’epoca, dopo aver letto la sua enorme bibliografia, ero rimasta piuttosto impressionata, per non dire intimorita, tanto che al suo cospetto inizialmente mi pervadeva sempre una leggera tremarella.
Jim è stato sicuramente uno dei più mitici personaggi di Wall Street e al momento della nostra conoscenza era il capo assoluto e venerato di una delle più innovative aziende americane nel campo biotecnologico. Con Jim avevano lavorato personaggi ai quali dobbiamo tanto nella cura di molte malattie ormai debellate e per altre terribili patologie che purtroppo ancora oggi funestano la nostra vita. Suoi amici e colleghi sono stati, ad esempio, George Rathmann – fondatore di Amgen, la più grande azienda biotecnologica al mondo – e Philip Sharp – premio Nobel per la medicina nel 1993.
Il mio incontro con Jim ha sicuramente segnato un’importante fase della mia vita e della mia crescita umana e professionale. L’immagine di questo gigante che mi aspettava con il suo equipaggio sull’enorme barca ancorata nello splendido scenario del porto di Montecarlo è uno dei ricordi più suggestivi che porto nel cuore. In due parole: fu indimenticabile.
Jim però non era soltanto il colosso professionale a cui mi trovavo innanzi, ma è anche un Uomo di straordinarie doti umane. Quello che io non sapevo, ma che ben presto avrei capito, era il grandissimo interesse che pervade questo uomo straordinario nei confronti di tutti coloro che hanno avuto la fortuna di incontrarlo: Jim è soprattutto il miglior life coacher che ognuno di noi possa sperare di conoscere.
Immediatamente mi ritrovai a mio agio immersa in un mondo di scienza e… fantascienza! Chi meglio di Jim, infatti, sa come trasformare i sogni in realtà? Migliora le persone e le spinge a dare il massimo, sempre e comunque, e questa sua grande qualità lo ha sempre avvantaggiato in tutte le sue esperienze professionali dandogli una marcia in più rispetto a tutti noi, dalla sua posizione in aziende di elevatissimo prestigio, quali la Bell Telephone e la Texas Instruments, per arrivare al mondo delle biotecnologie.
Dopo quella famosa permanenza a Montecarlo sono stati davvero molti gli episodi che ci hanno visti protagonisti insieme, ma quello che vorrei condividere con voi è un evento che è stato per me il mio vero esame di maturità umano e professionale: si tratta di Monaco di Baviera fine anni Novanta.
Come nella migliore tradizione da soap opera americana, Jim si era appena turbolosamente separato dalla splendida moglie Betsy e necessitava di una presenza femminile al suo fianco in questo evento così importante al quale erano presenti le maggiori autorità della Baviera, della Germania e di molti altri Paesi: nella splendida cornice di Monaco e del suo museo di scienza e tecnologia io mi ritrovai, unica italiana, in questo simposio di eccellenze a dover affiancare Jim nell’arduo compito di comunicare e di trattare argomenti complessi senza nemmeno l’ausilio di un’interprete! Così è fatto Jim, a suo giudizio la spontaneità e la presenza diretta sul campo possono operare ogni sorta di miracolo e quindi anche travalicare barriere linguistiche. E…indovinate un po’? Grazie al suo preziosissimo aiuto me la cavai alla grande! Jim mi ha insegnato che per ottenere le cose bisogna desiderarle intensamente e riuscire a parlare diretti al cuore della gente.

 

Gabriella Magnoni Dompé

 

P.S. Vi ha incuriosito il titolo? Da un personaggio così non ci si può aspettare altro che un’inaspettata energia anche dopo la mezzanotte, come se iniziasse la seconda metà della sua giornata: con Jim infatti nulla è mai scontato, neanche l’ora in cui si riesce ad andare a dormire!