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Louis Vuitton Resort 2018: tutto il fascino del dramma Kabuki

Luca Antonio Dondi
14 maggio 2017

Il fascino dell’estremo Oriente non risparmia Nicolas Ghesquière che per presentare la collezione Resort 2018 di Louis Vuitton ci porta in Giappone, immergendoci in una cultura millenaria fatta di mistero, passione e teatralità.

Tutte qualità che, ancora prima di toccare con lo sguardo la collezione, si percepiscono dalla location: ci troviamo poco distanti da Kyoto – anche se la natura lussureggiante sembrerebbe dirci il contrario – al Miho Museum progettato nel 1997 da I. M. Pei (autore della piramide del Louvre, per intenderci) e costituito da una serie di edifici sparsi tra le colline, collegati tra loro grazie a ponti sospesi e passaggi sotterranei scavati nella roccia.

Con gli anni abbiamo imparato a conoscere il designer francese anche grazie all’attenzione che ripone nella scelta delle location per i propri défilé: spazi proiettati nel futuro, isolati dal mondo e dalla realtà che li circonda, unicum architettonici dotati di incredibile forza espressiva; come nel caso del Niterói Contemporary Art Museum di Rio de Janeiro scelto per ospitare la Cruise lo scorso anno o anche solo lo stesso Museo del Louvre che qualche mese fa ha fatto cornice alla collezione autunno-inverno 2017/2018 di Louis Vuitton.

E su un ponte sospeso tra le rigogliose colline del Miho Museum prende vita la Resort collection Japan-inspired secondo Nicolas Ghesquière: niente kimono, fiori di ciliegio o richiami al mondo manga, ma la teatralità del dramma Kabuki, la provocazione di Araki e l’anticonformismo di Rei Kawakubo e Kansai Yamamoto. Proprio quest’ultimo ha collaborato con Ghesquière in questa collezione realizzando stampe di samurai che compaiono su minidress di paillettes e l’iconico bauletto Speedy. In passerella, poi, troviamo la pelle mixata per forme e colori, stampe leopardate, jacquard preziosi in filo d’oro, filati geometrici e grafiche brillanti. La vita è accentuata da cinture in pelle, borchie e alamari arricchiscono la divisa di samurai contemporanei, leggins e gonne midi si scontrano, mentre gli abiti lunghi accolgono applicazioni metalliche e si fanno scultorei. Teatrali le maniche dei blazer oversize che adattano pattern rigati sopra bluse maschili. L’animo rock che lo stilista francese ama combinare insieme all’allure parisienne lo ritroviamo, infine, negli stivali camperos, nelle borse squadrate con tracolla a catena, nei biker e nei baseball cap in pelle nera.

È così che si presenta, dunque, la geisha contemporanea secondo Louis Vuitton, abbattendo le barriere della tradizione e abbracciando gli stili di una cultura più moderna, cosmopolita e indipendente. E ad applaudire questo nuovo emblema femminile non potevano che essere le muse ispiratrici della Maison Isabelle Huppert, Michelle Williams, Sophie Turner e Jennifer Connelly che dal front row rendono omaggio alla creatività di Nicolas Ghesquière.


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