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Fotografia

Luci e di ombre a San Pietro: la gloria si fa inquieta per Antonia Mulas

Flaminia Scarpino
23 gennaio 2017

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In un vicoletto che affaccia su Via Hoepli si nasconde la Galleria San Fedele che fino al 4 febbraio ospita “San Pietro: la gloria si fa inquieta”,  un intenso reportage fotografico che ci permette di riscoprire le sculture della celebre basilica, immortalate dall’obbiettivo di Antonia Mulas.

Lo spettatore si accorge di essere subito circondato da un turbinio di volti di santi, scettri, mani, gambe, visi angelici, fermati nella fissità del marmo e della pellicola, eppure allo stesso tempo così vivi e mutevoli da riuscire a inquietare l’osservatore. “È un racconto scuro, sublime e sensuale che attinge alla profondità dell’anima. Le statue ritratte con la luce naturale, senza l’ausilio di flash e fari, sono semplicemente illuminate dal sole”, ha raccontato Manuela Gandini, curatrice della mostra insieme ad Andrea Dell’Asta SJ.

Le sculture – capolavori firmati, tra gli altri, da maestri dell’arte come Bernini e Canova – vengono mostrate nella loro interezza o anche attraverso dettagli apparentemente inutili ma carichi di significato. Ciò che più colpisce lo spettatore sono i magistrali giochi di luce che valorizzano le opere e che donano loro sentimenti inaspettati. Così se da una parte la Mulas è riuscita a donare al freddo marmo tutta la carica umana dei santi – basti pensare alle gambe della Giustizia di Della Porta, che sembrano quasi come quelle di un bambino che ha giocato in cortile-, dall’altra viene esaltata la loro immobilità che, severa ed eterna, ci ricorda la loro natura originaria.

Sempre grazie ai contrasti tra luci e ombre, i volti ritratti dalla Mulas non sembrano essere mai gli stessi, rivelando espressioni ed emozioni diverse, talvolta contrastanti con l’immagine a cui appartengono: è il caso ad esempio della Carità del Bernini-protagonista di tre scatti-il cui viso appare prima caritatevole, poi inquieto e infine quasi terrificante, alludendo a una natura nascosta e inaspettata della figura.

Fiore all’occhiello dell’esposizione, la raccolta del secondo piano, dove si trovano una serie di immagini accostate l’una all’atra che formano un grandioso racconto narrativo, in origine di 27 metri, qui riportato a 9, “un film giallo – come spiega Manuela Gandini – dove in ogni frame si svolge una scena”. Un gran finale che racchiude l’intenzione artistica dell’autrice: turbare chi osserva rivelando un’ambiguità inaspettata.

La mostra si presenta dunque come un’ottima occasione per (ri)scoprire la figura di una grande fotografa come Nini Mulas, troppo spesso oscurata dal celebre marito, Ugo Mulas: quella di una donna intelligente, capace di vedere al di là della materia e delle forme e di ridare nuova vita ai classici della storia dell’arte.

 

Antonia Mulas. San Pietro: la gloria si fa inquieta
Centro Culturale San Fedele
Dall’11 gennaio al 4 febbraio 2017
Martedì/sabato 16.00-19.00 ( al mattino su appuntamento, chiuso festivi)

 

 


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