Leggere insieme

Luigi I Re delle pecore

Marina Petruzio
1 maggio 2016

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Luigi I Re delle pecore di Olivier Tallec per Lapis edizioni è un albo di pecore e anche di qualche altro personaggio che farà a tutti molto piacere rincontrare.
Di pecore non si parla mai abbastanza, antropomorfizzate o meno, raramente sono i personaggi protagonisti di una storia.
Ma per questa storia la figura della pecora e dei pecoroni calza a pennello, come si dice.
Con Tallec un bell’esemplare di ovino diventa re, accaparrandosi addirittura il nome della dinastia più famosa di Francia: Luigi ed essendo il primo della sua famiglia e razza a diventare re passa alla, seppur breve, storia come Luigi I.
Le cose importanti nella vita succedono per caso, quando non ci pensi proprio che qualcosa possa cambiare radicalmente, che la fortuna decida di passarti accanto anche solo sfiorandoti come un colpo di vento.
Nelle prime tre pagine non una parola, parlano le illustrazioni d’altronde. In una giornata di vento, in un prato d’autunno, con un cielo polveroso, stanno le pecore in ordine sparso, silenziose, cervello vuoto, occhio chiuso a brucar erba. Quello per cui sono fatte e che egregiamente fanno in gregge, pigiato dalla nascita dei loro giorni.
Una pecora bruca, o cerca di farlo, in solitaria, in cima ad una collinetta completamente controvento. È Luigi la pecora.
Forse il rumore che accompagna l’ennesima folata, come di qualcosa che rotola sospinto, fa aprire l’occhio dall’espressione ovina a Luigi.

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L’oggetto portato dal vento, una corona azzurra che ben contrasta con i gialli autunnali così come con i verdi primaverili, si posa ai piedi del pecorone. Un attimo di esitazione per capire se qualcuno guarda nella sua direzione, et voilà! Il gioco è: fatto l’oggetto in questione sta ora sulla testa della pecora perfettamente eretta, per l’occasione, su due zampe.
Un altro attimo di attento ascolto per capire se succede qualcosa e…fu così che in un giorno di vento, Luigi la pecora divenne Luigi I, re delle pecore.
Caso in cui l’abito fa il monaco. E poi insomma! Alle cose basta crederci.
E a Luigi non par vero.
Ma, attenzione, sullo sfondo in agguato sta un attento osservatore di pecore. Noto a tutti i lettori di Tallec. Uno che dell’attesa del momento giusto ha fatto nel corso di fiabe e favole, ragione della sua vita.
In un gregge poco aperto ai cambiamenti, dove la vita va di giorno in giorno, brucando e dormendo, solo pochi si accorgono, inizialmente, del cambiamento: occhio pallato, sguardo improvvisamente interrogativo, gossip sussurrato alle orecchie dei più testoni, chiacchiere di muso in muso come in un gioco di telefono senza fili. E Luigi I inizia a costruirsi il suo regno, a crederci sempre un po’ di più che – sì! – anche lui comune pecora possa governare il suo popolo, lui, nessuno, prescelto tra mille.

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E così prima uno scettro, poi un trono, poi un rurale letto a baldacchino e comizi, vicino eppur distante dal suo popolo: le cose cominciano a cambiare, tra giardini alla moda di Versailles e battute di caccia, dove un branco di inferocite pecore cane insegue, capitanato da Re Luigi I in groppa ad una regale pecora cavallo, un impaurito re leone che fuori casa fa decisamente la parte della pecora! Il gregge muta allettato dai cambiamenti, si adegua, le serate son più vivaci a palazzo e la corte si anima della visita di ambasciatori di tutti gli animali, di artisti che portano magnifici spettacoli.
Ma l’occasione rende l’uomo avido. Insaziabile, Luigi I vuole di più e da re si fa generale alla testa di un esercito che marcia fiero con marziale passo di pecora. E come tutti i generali si crea dei nemici in nome dell’ordine e del potere, esilia le pecore nere che poco fan onore alla sua razza ed al suo rango, tra lo spavento generale di occhi sempre più aperti e pallati che tornano poi chiusi e rassegnati in quel prato d’autunno sferzato dal vento.
Ecco il vento. Dal punto di vista delle illustrazioni sembra di essere tornati alle prime pagine dove la scena è divisa a vignette. Il ritmo è quello lento, riflessivo, della fine.
Si mette un punto ad una storia che tanto ha raccontato e divertito.
Anche Re Luigi I si è dimenticato che lassù sulla collina il vento incontrastato la fa da re, come la fortuna. Una folata improvvisa e la corona vola via dalla testa di Luigi e dal suo regno.
Luigi I ridivenne…Luigi la pecora. Col suo occhio ovino in mezzo a tante pecore che ormai non lo guardano più.

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Quanto tempo sia passato dall’inizio del glorioso e sfarzoso regno di Luigi I al ritorno di Luigi la pecora per certo non potrebbe dirlo nessuno, a noi sembra, guardando quel cielo polveroso scurirsi un po’, il tempo di pensarlo.
A questo punto una sorpresa attende il lettore in ultima pagina e la storia potrebbe ricominciare, forse in altri termini è vero, ma le storie di dominio mutano sempre i termini a seconda di chi guida il gregge.
Una storia divertente da leggere in allegria. Una storia che prende un po’ in giro il potere e le sue forme a volte di pecorone a volte col muso lungo e i denti aguzzi. Chi vuole può meditarci sopra. 

 

Luigi I Re delle pecore
di e illustrato da Olivier Tallec
Traduzione: Chiara Stancati
Collana: Fuori collana / Albi illustrati
Edito: Lapis Edizioni
Euro: 14,50
Età di lettura: da 5 anni per tutti


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