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Fashion

L’uomo che verrà: le tendenze di Pitti Uomo

staff
15 giugno 2011


Elegante o informale, di ispirazione coloniale o che richiama le isole del Pacifico del Sud e le Hawaii, sartorialità e look sportivi, il tutto caratterizzato da artigianalità e avanguardia.
Tutto questo è Pitti Uomo 80. La grande fiera, che ha aperto i battenti ieri, detta le tendenze della prossima stagione per un uomo sempre attento alla moda. Per la primavera-estate 2012 l’ispirazione è il viaggio: che sia verso luoghi esotici da cui poter prendere in prestito i colori e il guardaroba, o attraverso il tempo da cui riprendere la sartorialità del passato, i capi feticci e l’attenzione verso i particolari, questa tendenza soddisferà tutti i gusti.
Un po’ come ha fatto Daniele Alessandrini, il quale ha reinterpretato in chiave contemporanea un classico del guardaroba maschile, l’uniforme, rivisitata in maniera innovativa sia nei tessuti che nei colori. Spazio infatti a tonalità vivaci che variano dal bluette al rosso fuoco e a tessuti dall’aspetto vissuto, con le tele denim sabbiate così da ottenere un effetto vintage.
La voglia di viaggiare e di allargare i propri confini è il tema portante anche di altri marchi, come per l’americano Woolrich che si ispira a due fondamentali momenti della vita di uno dei più grandi narratori americani del Novecento, Ernest Hemingway: la gioventù passata tra gli sconfinati paesaggi del Midwest e la sua attività di corrispondente durante la Seconda Guerra Mondiale trascorsa nel Sud Pacifico. E’ così che la linea Woolrich si delinea pratica e funzionale, fatta di capi classici dai colori naturali – come i caldi marroni e i beige – e arricchita da bermuda e leggere camicie che ricordano le atmosfere delle isole del Pacifico.
E per chi ama la vita di mare Historic ha creato la Transat Jacket, perfetta per i “veri lupi di mare”, disponibile nei classici colori navy, blu e giallo. Il tema marino viene esplorato anche da Murphy&Nye che ha creato una linea maschile coloratissima decorata con messaggi che sensibilizzano al rispetto per i nostri oceani.
Grandi uomini e grandi viaggiatori spirano anche Dockers e Lardini. La gamma di pantaloni del celebre marchio a stelle e strisce è molto ampia: da quelli classici eleganti e dal taglio asciutto, fino a quelli dalla vestibilità più aderente e presenti in colori pastello. Lardini unisce invece lo stile coloniale tipicamente inglese con la sartorialità made in Italy, per una collezione che scopre tutte le possibili sfumature dei colori naturali, dal sabbia al beige, e utilizza tessuti come seta, lino e cotone.

Ma Pitti è anche grande attenzione alla lavorazione dei tessuti: se infatti Woolrich usa il Banshu Ori, tessuto realizzato dal XVIII secolo nella regione Banshu in Giappone, resistente e di altissima qualità, e il Ikat proveniente dall’India, un tessuto lavorato a mano usando una tecnica tradizionale, Dockers dona un effetto vintage ai suoi pantaloni grazie a infiniti lavaggi, una caratteristica che ritroviamo anche nella maglieria e nei capi spalla. E quest’effetto è presente anche nei capi della collezione Lardini, i cui tessuti sono lavorati manualmente in modo da ottenere un risultato sempre differente e unico. Materiali freschi e leggeri, come il jersey e il cotone, saranno i protagonisti della prossima primavera-estate ma anche abbinamenti come cachemire e seta o cachemire e cotone per capi spalla di grande pregio.
Novità anche nel mondo degli accessori, con il grande ritorno delle ghette: usate nei primi anni del Novecento, ora fanno nuovamente la loro comparsa; pensate per i centauri che amano indossare le classiche francesine anche a bordo di rombanti moto e che vogliono proteggerle, queste innovative ghette sono state proposte da Alexander.
E poi le sneakers: sempre di gran moda, sono ora realizzate in colori vitaminici e con stringhe differenti, come ha proposto Daniele Alessandrini.
Ma c’è spazio anche per le classiche Driver firmate Moreschi, comparse per la prima volta nel 1949: leggere e traspiranti, hanno le impunture a contrasto e si tingono di tanti colori.

 

Eleonora Gionchi

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