Letteratura

L’uomo senza qualità di Paolo Zardi

staff
5 febbraio 2012


Marco Baganis di anni ne ha quasi 43. È piacente, di discreta intelligenza e quasi inspiegabilmente capace di attrarre le donne, nonostante quel suo dito monco. Ha un lavoro che non vuole apprezzare, un’ex moglie che gli ha donato una vita piena d’affetto, e un ex figlio che lo ammirava come un eroe. Ma la dolce, fragile Anna ha visto ripagare il proprio amore con una marea di corna e la vita di Leonardo, proprio mentre suo padre cercava di scrollarsi di dosso una delle tante amanti, si è tragicamente spezzata.
E allora Baganis che fa? “Controfigura dell’amore, inesorabile macchina da monta, patetico cane da trifola, Baganis il campione di cinismo, figlio di X e Y, marito di A, amante di B, mediocre corteggiatore di donne sposate, uomo in fuga perenne, marito assente, padre senza volto, Baganis senza un dito, senza un cuore, senza un futuro”, si trascina nella propria vita. Non ricerca la salvezza, non combatte, non migliora: un uomo senza qualità che difende strenuamente il proprio diritto a rimanere la persona mediocre che è.
Ma poi arriva lei: Sveva, la determinata, la misteriosa, i cui occhi imperfetti celano un segreto che sembra terribile. E Baganis allora impara l’amore e il suo essere esclusivo, “un’ovvietà che non gli era mai successa”. Sarà questa inattesa consapevolezza, straniante quanto semplice, a redimerlo? Basterà una sconosciuta per risolverlo, per sciogliere i nodi dell’anima?
Il padovano Paolo Zardi è l’ultimo Iconoclasta adottato da casa Alet; dopo i racconti di “Giovani cosmetici” (Sartorio) e “Antropometria” (Neo), si cimenta ora nella prova del romanzo.
“La felicità esiste” è una narrazione che prende la rincorsa: le prime cento pagine scorrono annoiate – ma attenzione: non noiose – e senza patetismi umidi, senza sconti per nessuno, ci mostrano il cliché novecentesco di un antieroe incapace di portare avanti un’azione degna di tal nome. Ma proprio per questo, grazie ad una storia semplice, forse un po’ scontata, Zardi trova il pretesto per mostrare la complessità di un uomo comune: una tragedia profonda, un’anima persa, il potere salvifico dell’amore. E giungere infine ad una conclusione in bilico, proprio perché siamo nel XXI secolo.
Non è però la trama ad essere il punto forte di questo libro. Lo sono alcune soluzioni linguistiche particolarmente felici, le considerazioni argutamente postmoderne, gli inserti di metaletteratura spicciola, ma incisiva, ed una struttura a scomparti temporali. Scelte e particolari che dimostrano l’abilità dell’autore, il suo gusto raffinato, così come la sua cura.
E tengono il lettore avvinto, mentre si chiede: ma allora, questa felicità esiste?

 

Virginia Grassi


“La felicità esiste” di Paolo Zardi, Alet edizioni, pp. 278.


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