Arte

L’Urbe eterna rinasce ancora “nel segno di Michelangelo e Raffaello”

staff
26 novembre 2011


“Possis nihil Urbe Roma visere maius.”
“Tu non potrai mai vedere nulla più grande di Roma.”
(Orazio, Carmen Speculare )

 

La Roma contemporanea così profondamente offesa da scandali di ogni tipo, divenuta spesso simbolo di corruzione, malfunzionamento politico, emblema della “Casta” ed oggetto di attacchi ripetuti alle proprie istituzioni, può riaffermarsi come centro nevralgico dell’Europa soltanto tramite una riattualizzazione delle proprie radici: radici imperiali, ecumeniche e spirituali luminosamente manifestatesi nel corso dei secoli passati. In tale epopea l’arte rivestì il ruolo non irrilevante di interprete della sensibilità culturale e storica. Si può così comprendere come dopo il successo della mostra dedicata al Quattrocento romano, la Fondazione Roma abbia scelto di proseguire in un percorso in cui l’estetismo lascia il posto all’ammirazione ragionata di un’identità.
Al pubblico è allora offerta un’affascinante retrospettiva sulla Roma del Cinquecento. Tale panorama, delineato nella mostra “Il Rinascimento a Roma. Nel segno di Michelangelo e Raffaello” indaga e approfondisce per la prima volta gli aspetti artistici, e insieme architettonici e urbanistici del Cinquecento nell’Urbe. L’esposizione sarà ospitata nelle sale del Museo Fondazione Roma, Palazzo Sciarra, sino al 12 febbraio 2012.
La mostra illustra la proteiforme arte romana cinquecentesca a partire dall’alto Rinascimento della Roma di papa Giulio II e Leone X – e dei due massimi artisti, Michelangelo e Raffaello – fino alla produzione dei decenni successivi che, sostanziata di cultura umanistica, declina verso una astrazione della forma più elegante e decorativa per arrivare all’epoca della morte di Michelangelo (1564) profondamente condizionata dalla nuova e coinvolgente religiosità controriformistica.
Fase di transizione fra il Rinascimento ed il Barocco resa possibile mediante il tramite del Manierismo, il Cinquecento si rivela in tutta la sua folgorante bellezza, concretatasi in opere segnate da uno stile apollineo frutto tuttavia di quelle opposizioni sinergiche e dilaceranti che squarciarono lo Zeitgeist del Secolo.
Lo scisma protestante e la conseguente controriforma furono profondamente avvertiti nella sede dei successori di Pietro, per di più in un’epoca segnata da gravi e dolorosi conflitti.
Per illustrare come a queste terribili calamità l’arte abbia saputo fornire una valida risposta, nonché una proficua interpretazione, è stato selezionato un nucleo straordinario di oltre 180 opere, tra sculture, dipinti, disegni, incisioni e medaglie provenienti da importanti istituzioni museali italiane e straniere. Per introdurre il visitatore nel clima suggestivo del Rinascimento a Roma saranno esposti capolavori di Raffaello, quali l’Autoritratto e il Ritratto di Fedra Inghirami, e di Michelangelo, quale l’ Apollo-Davide. In mostra anche la copia del Laocoonte di Pietro da Barga dal Museo del Bargello e una grande tavola di Marcello Venusti che copia il Giudizio Universale, rendendo omaggio al celeberrimo affresco. Novità assoluta è poi la ricostruzione virtuale in 3D della Loggia di Amore e Psiche della Farnesina, l’antica Villa voluta da Agostino Chigi a Porta Settimiana e affrescata dalla scuola di Raffaello, nonché della volta della Cappella Sistina e del “Giudizio” di Michelangelo, riprodotte in mostra grazie alla tecnologia ENEA, ovvero alla tecnica laser dell’ITR100 inventato da Giorgio Fornetti e dal suo staff.
Le sette sezioni tematiche in cui è suddivisa l’esposizione rendono più agevole e stimolante la comprensione del cammino artistico proposto, suggerendo agli appassionati di simbolismo un elemento di attrazione ulteriore, essendo il sette immagine biblica della totalità perfetta e dunque possibile chiave di lettura dell’ intera esposizione.

 

Luca Siniscalco


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