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Interviste

Lusymay Di Stefano: giovane talento del Teatro alla Scala, la Promessa di un Sogno

Emanuela Beretta
17 giugno 2013

Occhi penetranti e sguardo magnetico, questa la mia prima impressione incontrando Lusymay Di Stefano, la giovane promessa della danza classica passata direttamente dall’Accademia della Scala al palcoscenico. Nasce a Catania nel 1993 e, dall’età di 9 anni, studia al Teatro dell’Opera di Roma. A 12 anni entra alla Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala dove si diploma nel 2012. Forza di volontà e impegno costanti la portano  ad essere solista nel ruolo di Clemence e nel Pas Classique Hogrois in Raymonda. Nel febbraio 2013 debutta nel ruolo principale in Notre-Dame de Paris dove interpreta  Esmeralda poi, tra aprile e maggio, il ruolo protagonista in Giselle. Un esempio ed un monito per i giovani che, grazie alla testimonianza di Lusymay, possono cogliere come, attraverso volontà e determinazione,  concretizzare il sogno della vita.

Come nasce il nome Lusymay?
Mia madre desiderava un nome originale, unico e creò Lusymay.

Come nasce la passione per la danza?
La passione è nata piano piano, insieme alla consapevolezza che forse quella era proprio la mia strada. All’età di 3 anni scelsi il karate per seguire i miei fratelli ma ero attirata dalla musica e mi ritrovavo sempre in sala da ballo, così la mamma mi iscrisse alla scuola di  danza. Vinsi un concorso e fui premiata da Elisabetta Terabust che incontrai anni dopo,  mentre accompagnavo mio fratello che studiava recitazione all’Opera di Roma, mi riconobbe e mi introdusse alla  direttrice della Scuola, ottenni una borsa di studio e la favola ebbe inizio…

Hai studiato alla Scuola di Ballo dell’Opera di Roma poi sei passata all’Accademia Teatro alla Scala; hai colto qualche differenza?
Si tratta di due scuole molto prestigiose, dove regna una disciplina rigorosa e lo studio  è concentrato sulla danza classica e la formazione delle allieve. Il primo passo “importante” verso la danza l’ho fatto entrando all’Opera di Roma,ero piccola ma ricordo ancora il mio grande entusiasmo. All’Accademia della Scala è stato fondamentale poter lavorare  con Bella Ratchinskaia. Grazie ai  suoi insegnamenti ho avvertito la passione sempre crescente, nonostante i sacrifici, per quello che sarebbe diventato il mio lavoro; prima desideravo  ballare, ma questa preziosa insegnante mi insegnò l’importanza dello studio.

Che cosa significa passare dall’Accademia ad essere protagonista di uno spettacolo alla Scala?
Passando dall’Accademia al Teatro scoprii un mondo totalmente differente. Entrare subito in compagnia con ruoli di rilievo è stato elettrizzante, ma sento la responsabilità nei confronti dei colleghi. Solitamente quando entri in compagnia ti ritrovi “nelle file” e guardi i solisti davanti a te, io invece mi sono trovata subito in prima linea,  questo è un  peso notevole da sostenere. Un  sogno  grande dove  sensazioni ed  emozioni forti si alternano e a volte mi sovrastano, ma il lavoro e lo studio mi riportano alla realtà e ad un quotidiano di  concentrazione e di duro e intenso lavoro con un obiettivo molto preciso, essere sempre migliore.

Quali sacrifici e rinunce sono richieste ad una ballerina?
Io provengo da una famiglia numerosa ed il sacrificio  piu grande è stato quello di  crescere lontano  dall’affetto di genitori e fratelli. E’ stato difficile adattarsi e vivere in convitto prima e poi prendere casa con le colleghe. Intraprendere questa disciplina a livello professionale fa crescere e maturare precocemente.

Quali sono i tuoi idoli e le tue passioni oltre la danza?
Nel mio poco tempo libero amo stare in compagnia per un cinema o una pizza. In base al ruolo che devo affrontare, mi ispiro il più possibile alle ballerine che meglio hanno impersonato quel personaggio sia dal punto di vista tecnico che interpretativo.
Per lavorare su Giselle mi sono ispirata a Carla Fracci, per Notre-dame de Paris ho studiato l’Esmeralda di Isabelle Guerin, per Giulietta penso ad Alessandra Ferri… poi c’è Sylvie Guillem, che non perdevo occasione di ammirare, ogni sera dietro le quinte, quando è tornata alla Scala per interpretare L’histoire de Manon.

Se tu dovessi consigliare ad un giovane di intraprendere questa carriera che cosa suggeriresti?
Sei hai nella testa, nei piedi e nel cuore questa passione, è giusto intraprendere questa strada, con la consapevolezza che gli ostacoli da superare sono tantissimi ed un ragazzo deve avere una enorme passione, un amore sfrenato per la danza, per poter superare le prove che ci vengono richieste. Le soddisfazioni sono uniche, ma ci vuole anche un pizzico di fortuna.

Come vedi il tuo futuro?
Al momento sono profondamente concentrata sul mio presente, che vivo intensamente giorno dopo giorno.

Intervista curata da Emanuela Beretta


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