Cinema

Madre!: il genio delirante di Aronofsky

Michela D'Agata
5 ottobre 2017

Nelle sale italiane a partire dal 28 settembre, “Madre!” (in originale Mother!), è il nuovo controverso film diretto e sceneggiato da Darren Aronofsky.

Un uomo e una donna senza nome abitano un’enorme casa situata nel bel mezzo del nulla. La villa è stata ristrutturata dopo un terribile incendio dalla giovane e bellissima moglie (Jennifer Lawrence), curata nei minimi dettagli con amore e passione perché diventasse un “paradiso”. Lui, interpretato da Javier Bardem, è invece un affascinante e tormentato poeta con il blocco dello scrittore.

La differenza di età tra i due è evidente, ma la coppia sembrerebbe affiatata. Finché due ospiti inaspettati non arriveranno ad interferire con le loro tranquille vite e ad invadere con prepotenza la casa: ma Ed Harris e Michelle Pfeiffer sono solo i primi di una lunga serie di elementi disturbanti nel confusionario flusso di eventi della pellicola.

Dopo una prima parte realistica, il film esplode in una pura e potente allegoria. Il surrealismo dilaga scena dopo scena e le varie chiavi di lettura degli eventi si moltiplicano. La tensione cresce e il mistero si infittisce: l’uomo elevato a Dio, creatore e distruttore, demiurgo dell’universo e celebrato come una divinità, a cui tutto è permesso; la donna, madre (terra) e portatrice di vita, le cui esigenze sono sacrificate per amore di lui, non è valorizzata né compresa.

Paranoia, claustrofobia, paura, amore, devozione, sacrificio, lussuria e anche guerra, malattia, morte, vita perdono e rinascita: un delirio onirico che sottende una forte critica all’essere umano, alla sua indole distruttiva e al contempo autocelebrativa e che profetizza sotto forma di ammonimento (indicativo è  il punto esclamativo nel titolo) un finale infernale al limite dell’apocalittico.

Al di là del trailer fuorviante che lo presenta quasi come un horror, Mother! è tutt’altro che un film commerciale ed è senza alcun dubbio (e comprensibilmente) la pellicola più discussa e controversa della stagione. Al box office americano si è rivelata un terribile flop, forse perché troppo lontana dagli standard hollywoodiani,  e all’anteprima al Festival del Cinema di Venezia è stata addirittura fischiata.

Aronofsky, vincitore del Leone d’oro per “The Wrestler” e nominato come miglior regista agli Oscar per “Il Cigno Nero”, divide e affascina, ma di certo non passa inosservato: portatore di un simbolismo esasperato che consapevolmente non riusciremo mai cogliere fino in fondo, rivela a sprazzi una genialità oscura e rivelatrice.

Una pellicola audace che vi sconvolgerà come nessun altra fino ad ora, un film complesso, che ha bisogno di tempo per essere digerito e soprattutto per essere capito. Ma ne sarà valsa la pena.


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