Mafia capitale, 44 nuovi arresti

Davide Alessandro Giannattasio Fanigliulo
7 giugno 2015

Maltempo: su social network foto 'Shelf cloud' e doppio arcobaleno

Nella Mafia Capitale, l’inchiesta “mondo di mezzo” 2.0 ha portato i carabinieri del Ros di Roma, durante la notte, ad altri 44 provvedimenti restrittivi in Sicilia, Lazio e Abruzzo. Ma ci sono altri 21 indagati ancora a piede libero. Nello specifico il Gip ha richiesto le manette per 19 indagati e gli arresti domiciliari per altri 25. Tra questi, i consiglieri comunali Coratti, Caprari, Pedetti e Tredicine, l’ex assessore alla Casa di Roma Ozzimo e quello alle politiche Sociali Scozzafava, l’ex sindaco di Ostia Tassone e il consigliere regionale Luca Gramazio. I reati contestati? Associazione di tipo mafioso, turbativa d’asta, corruzione, false fatturazioni e trasferimento di valori fraudolento ed altro. Sullo sfondo di questi reati, il business legato ai flussi migratori dei paesi africani e medio-orientali.

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L’inchiesta, iniziata nel 2012 e che portò lo scorso 2 Dicembre all’arresto di 37 persone (tra le quali Massimo Carminati, leader dell’organizzazione criminale) accusate, fra i vari reati, di estorsione, usura, associazioni di tipo mafioso etc.., ha ora la sua prosecuzione, ma forse non il suo esodo, in una seconda ondata di arresti. Finiti in carcere esponenti politici di destra e di sinistra, come Luca Gramazio, assessore regionali di FI, accusato di aver messo le sue cariche istituzionali al servizio dell’associazione guidata da Massimo Carminati; dello stesso partito il consigliere Giordano Tredicine. Per il PD invece l’ex presidente del consiglio comunale di Roma Mirko Coratti e i consiglieri comunali Massimo Caprari e Pierpaolo Pedetti.

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Il blitz, iniziato alle prime luci dell’alba, ha coinvolto le provincie di Roma, L’Aquila, Frosinone, Rieti, Catania ed Enna. Secondo gli investigatori, è ormai comprovata “l’esistenza di una struttura mafiosa operante nella Capitale, cerniera tra ambiti criminali ed esponenti degli ambienti politici, amministrativi ed imprenditoriali locali”. Mazzette, acquisti di case, stipendi mensili e assunzioni di parenti e amici nelle cooperative di Buzzi. Il tutto in un “ramificato sistema corruttivo finalizzato a favorire un cartello d’imprese” connesse in particolar modo alla gestione dei finanziamenti pubblici sui flussi migratori e ai centri di accoglienza.