Arte

Magie indiane a Treviso

Luca Siniscalco
17 novembre 2013

4a

“La saggezza indiana fluirà indietro verso l’Europa, e produrrà cambiamenti fondamentali nel nostro pensiero e nelle nostre conoscenze” ˗ Arthur Schopenauer.

L’aforisma del filosofo pessimista tedesco, uno dei primi grandi divulgatori della cultura indiana in Europa, pare realmente profetico alle orecchie di un lettore attento alle dinamiche della contemporaneità. Di India si parla sempre più spesso – persino troppo e talora a sproposito – e il fascino promanante dalla civiltà dei discendenti di Bharata, come gli indiani si definiscono, lambisce le prospettive occidentali nei più svariati ambiti.

n.4

Per approfondire il mondo indiano perdendosi nei suoi misteri e insieme riscontrandovi una essenziale unità, l’offerta espositiva proveniente dalla Casa dei Carraresi di Treviso risulta un’occasione da non perdere. Sino al 31 maggio 2014 lo spazio ospiterà infatti la mostra “Magie dell’India. Dal Tempio alla Corte, Capolavori d’Arte Indiana”, eclettica presentazione delle peculiarità tradizionali dell’estetica del Subcontinente. Di grande pregio il ricco percorso espositivo: elementi architettonici, miniature, fotografie d’epoca, oggetti di uso rituale e quotidiano, costumi, tessuti, gioielli, statue e bassorilievi offrono suggestioni adatte ad immergersi in una cultura radicalmente “altra” e, proprio per questo, ideale per comprendere meglio noi stessi.

n.6

I motivi artistici della mostra si declinano in una prospettiva storica, attraverso cui il manufatto diviene indicazione visibile delle diverse tappe della vicenda indiana: le due sezioni dell’esposizione, “L’arte nell’India Classica” e “L’India dei Maharaja”, delineano una narrazione inclusa fra i poli del Tempio e della Corte, stabilendo un’interazione dialettica fra le origini indoeuropee della civiltà orientale e l’intervento musulmano nei destini del Paese.

n.10

Induismo e Islam, sacro e profano, mondanità e trascendenza danzano vorticosamente in una relazione talvolta conflittuale, ma più spesso armonica ed inclusiva, capace di superare le differenze in una coincidenza degli opposti spesso di difficile comprensione in un’ottica occidentale. Si passa così agevolmente dal metafisico velo di Maya agli splendidi veli accostati ai costumi finemente decorati indossati dalle giovani aristocratiche: rimane uno splendido gioco di richiami e contrasti, eco di lila, il gioco divino del sacro Brahman.

Luca Siniscalco


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