Leggere insieme

Manolito Quattrocchi: l’ottava meraviglia del mondo mondiale!

Marina Petruzio
22 giugno 2014

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Se Manolito Garcia Moreno – al secolo Manolito Quattrocchi in Ecco Manolito di Elvira Lindo illustrato da Emilio Urberuaga pubblicato da Lapis Edizioni – fosse nato in un altro secolo sarebbe stato il protagonista di uno di quei racconti che nascono nei sobborghi fumosi di una grande città, tra l’odore della povertà, della malattia, dei resti del mercato lasciati a marcire nelle strade e dell’acqua sporca gettata dalla porta sul retro da un qualsiasi garzone di una qualsiasi locanda o bottega. Sarebbe stato il fanciullo in cerca della sopravvivenza quotidiana in un’epoca in cui l’infanzia tutt’al più era di impiccio.

Manolito Garcia Moreno, invece, per nostra fortuna, è un bambino moderno, appartiene ad un ambiente dove forse non è sempre facile essere bambino ma che è affascinante proprio perché essendo lui a raccontarcelo in prima persona ce lo dipinge con uno sguardo fanciullo, con l’affetto di chi cresce in un posto e sente di farne parte anche se il parco è in realtà un’aiuola con un solo albero al centro, e per questo tutti lo chiamano il Parco dell’Impiccato. Un bambino felice della sua infanzia, a volte da ridere a volte no, ma l’importante è saper prendere tutto con la giusta dose di ironia. E a Manolito non manca certo.

Manolito abita nel quartiere periferico di Carabanchel Alto, un sobborgo di Madrid che solo gli occhi di un bambino vedono come un mondo speciale, un luogo piccolo rispetto al centro della grande città, ma ricco ed interessante, dove il carcere domina la scena non solo architettonica, dove i bambini si muovono tra carcerati, tossici, fornai e donne che sono per lo più madri che si occupano dell’infanzia non sempre con tenerezza. E dove pulizia, decoro, educazione son molto più importanti di carezze ed abbracci, ma dove la famiglia è ancora un luogo di accoglienza. Dove i padri lavorano e non ci sono mai e quando ci sono, estranei alla vita famigliare, parlano tre volte l’anno. E dove i nonni come Superprostata – al secolo Don Nicola – possono fare la differenza, soprattutto se rimasti fanciulli si alleano con te.

E come spesso capita in questi quartieri, come in un paese, tutti ti conoscono solo se qualcuno ti dà un nomignolo, diventi visibile solo se vieni notato da qualcuno che per disprezzo o presa in giro ti appioppa un soprannome del quale non puoi più liberarti e che anzi ti tieni stretto perché con quello sei qualcuno e nessuno ti mena più neppure a scuola.

E Manolo, lui che prende il nome dal camion di suo padre, è passato alla notorietà a Carabanchel come Manolito Quattrocchi per aver dovuto inforcare i primi occhiali all’età di cinque anni.

Sia ben chiaro, acquisiamo tutto questo col passare veloce delle pagine, tra una battuta e l’altra, tra un fatto di cronaca quotidiana e l’altro raccontato in totale assenza di condizionali, ma con una carica di ironia che ci farà sentire così vero Manolito Quattrocchi da desiderare di portarcelo a casa.

Come quando la mamma di Manolito lo porta dalla psicologa perché parla troppo, perché quando sto zitto, invece, sembro scemo! Un fiume di parole inarrestabile, sopra ogni altra, da far venire il mal di testa o il sospetto che non sia molto normale, come dice Susanna-panni-sporchi, che non si capisce come mai le sue mutande sono sporche di terra anche quando porta la tuta; gli psicologi una volta non esistevano perché i tipi difficili li portavano sulle isole deserte e che quando uno va dallo psicologo è perché prima le han provate tutte. E Manolito Quattrocchi la perdona solo perché è femmina, e perché gli piace anche un po’, perché se fosse stato un maschio lo avrebbe pestato di botte. Insomma i toni per tutto il libro sono questi.

Ma voi cosa fareste con uno che, avendo avuto mandato dalla psicologa di parlare a ruota libera, riempie tre quaderni con il racconto dei suoi primi anni di vita, gioie e dolori incluso l’arrivo dell’Imbecille (soprannome appioppato da lui medesimo al fratello!)? Che esordisce raccontando che andare dalla psicologa è stato fighissimo, certo che le parolacce non si dovrebbero dire, però un giorno scopri che tuo fratello ride a crepapelle quando le dici e allora ci dai dentro, con la speranza che muore dalle risate!!

E che prima di cominciare a raccontare la sua vita dall’inizio chiede alla psicologa: “Posso fumare?”…vabbè poi le spiega che era una scherzo “così scemo ma così scemo”, perché alla psicologa, la maestra Espe, stava venendo un coccolone. Capitolo esilarante.

Come quello sul carnevale o “Perché l’ho fatto”, dove salendo le scale un giorno, rientrando da scuola, con tre pennarelli disegna sul muro tre righe di colore diverso, salvo poi morir dalla paura che scoprano che è stato lui perché le righe, ovviamente, arrivano alla sua porta, al terzo piano…sarà nonno Superprostata a completare l’opera sino all’ultimo piano per tirar fuori dai guai il piccolo nipote.

E forse andrebbero citati tutti, perché ognuno ha una particolarità nel racconto diversa e quando chiudi il libro Manlito Quattrocchi è tuo amico! E se invece non ti piace… ciccia!

In autunno gli altri due, di una serie di otto totali, Bentornato Manolito e Che forte, Manolito.

Marina Petruzio

Manolito Quattrocchi – Ecco Manolito
www.manolitoquattrocchi.blogspot.it
di Elvira Lindo illustrato da Emilio Urberuaga
www.elviralindo.com
Tradotto da Luisa Mattia
www.luisamattia.it
Ed.: Lapis edizioni
www.edizionilapis.it
Euro: 12,00
Età di lettura: dai 10 anni


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