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Letteratura

Manuale di sopravvivenza per romantiche: sconfiggere le gatte morte

staff
15 maggio 2011


Tempi duri per le Cenerentole. Matrigne e sorellastre cattive hanno fatto il loro tempo, e la strada per fare breccia nel cuore del principe è lastricata di nuovi, temibili ostacoli.
Il nemico si nasconde ora in una ben determinata categoria femminile, quella delle gatte morte.
La gatta morta è una donna in forma smagliante, che non guida la sera, che a fine pasto non si ritrova mai l’insalata tra i denti, la cui borsa pesa troppo e il cui cervello troppo poco, che sembra irrimediabilmente perduta senza l’eroica compagnia maschile. Attenzione, però, a non fermarsi alle apparenze: la gatta morta è molto più di questo. È una creatura che dietro alla sempiterna devozione al proprio uomo cela la sua astuzia; è calcolatrice, geneticamente predisposta a cercare (e trovare, senza la minima fatica) il suo marito ideale, ma quel che è peggio, è impossibile da sconfiggere.
Non ne siete convinte? Credete forse che essere una donna matura, passionale, spiritosa, intelligente, capace di ascoltare e disposta a condividere con il compagno serate a base di film splatter e patatine vi renda desiderabili agli occhi maschili? State sbagliando di grosso.
Per fortuna siete ancora in tempo per difendervi (nei limiti del possibile, ovviamente) dalla terribile minaccia, ma solo se sarete disposte a prestare ascolto a Chiara Moscardelli.
“Volevo essere una gatta morta” (Einaudi, Stile libero extra) , esordio letterario della scrittrice, è esplicito a partire dal titolo. Chiara, alter ego (ma non troppo “alter”) dell’autrice, è una donna sensibile, colta, spiritosa, ma questo non le basta ad averla vinta nell’eterna lotta alle gatte morte. Si ritrova così, a trentatrè anni, senza un compagno, senza una direzione da dare alla propria vita, su un lettino di ospedale a chiedersi “Come sono arrivata a questo punto?”.
Per capirlo, Chiara ci trascina con sé in una corsa a perdifiato lungo tutta la sua esistenza: dalla nascita da podalica all’adolescenza combattuta negli anni Ottanta, dal periodo universitario alla tanto agognata indipendenza. La vita di una donna alle prese con l’assillante desiderio di raggiungere il successo sentimentale, tra gustose, tragicomiche avventure narrate con lo spirito di un’esperta in delusioni, che ha imparato a ridere delle avversità. Una Bridget Jones all’italiana? Assolutamente no (ed è la stessa protagonista a prevenire le possibili obiezioni): a Chiara è andata molto peggio.
Raccontarsi senza censure, con un’ironia che non risparmia niente e nessuno, nemmeno (e soprattutto) sé stesse: ecco una ragazza “normale” che nonostante l’offensiva quotidiana delle gatte morte, non ha rinunciato al sogno del suo personalissimo lieto fine.

 

Maria Stella Gariboldi


“Volevo essere una gatta morta” di Chiara Moscardelli, Einaudi, Stile libero extra, pp. 246


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