Arte

Marcel Duchamp per i cento anni di Dada

Rita Cotilli
30 aprile 2016
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Marcel Duchamp

La Svizzera, terra di ordine e neutralità, celebra il Dadaismo, il movimento culturale più anticonformista e rivoluzionario della sua storia. Tra i numerosi eventi per il centenario della fondazione, è stata organizzata la mostra “Marcel Duchamp. Dada e Neo-dada” dedicata alle creazioni di uno dei suoi maggiori ed emblematici interpreti. Inaugurata lo scorso 26 marzo e visitabile fino al 25 giugno, è stata allestita presso il Museo Comunale d’Arte Moderna di Ascona, nel Canton Ticino, in collaborazione con il Staatliches Museum di Schwerin, in Germania, da cui proviene il maggior numero di opere.

L. H. O. O. Q, 1919, Marcel Duchamp

L. H. O. O. Q, 1919, Marcel Duchamp

L’intento della direttrice e curatrice Mara Folini è stato quello di esaltare il rapporto dell’artista francese con il movimento nato a Zurigo nel 1916 tra le mura del Cabaret Voltaire. Sono presenti anche lavori di esponenti neo-dada legati alla corrente Fluxus, diffusasi a partire dagli anni ‘60, di cui Duchamp è stato precursore e ispiratore. Si tratta di undici artisti, tra cui Maciunas, Dick Higgins, Ben Vautier  e Robert Filliou, che testimoniano la durata nel tempo degli ideali dadaisti, anche al di là dei confini svizzeri.

Tabliers de la blanchisseuse (chiuso), 1959, Marcel Duchamp

Tabliers de la blanchisseuse (chiuso), 1959, Marcel Duchamp

Fulcro dell’esposizione è il capolavoro più noto del pittore normanno, la L. H. O. O. Q., alterazione della Gioconda di Leonardo, munita di barba e baffi, risalente al 1919. A questa si accompagnano altri ready-made, creazioni già esistenti rivisitate attraverso l’ironia e l’eclettismo del suo genio, come  Il pettine, la Scatola in una valigia e i Grembiuli della lavandaia. Sovvertiti i canoni e le norme del comune sentire, l’opera diviene un mezzo con cui veicolare idee e significati, modificando il precedente approccio con l’oggetto artistico, che diviene un’esternazione della vita reale.

Parfois je crois, que…, 1988, Ben Vautier

Parfois je crois, que…, 1988, Ben Vautier

Una corrente di rottura, quindi, nata negli anni della Grande Guerra, quando molti intellettuali e letterati avevano scelto la Svizzera come luogo sicuro da cui gridare al mondo il loro rifiuto alle azioni belliche e alla cultura borghese ottocentesca, responsabile della situazione politica europea.
Dada non significa nulla affermava, infatti, il fondatore Tristan Tzara, spiegando il significato del nome che già in sé racchiudeva il fine ultimo del movimento: abolire gli standard e le convenzioni a favore dell’irrazionalità e del caso, esaltando l’inconscio e aprendo la strada alla visione onirica del Surrealismo.

 

Marcel Duchamp. Dada e Neo-dada
25 marzo /26 giugno 2016
Museo Comunale d’Arte Moderna, via Borgo 34 Ascona (Svizzera)
Orari: martedì  – sabato  10.00/12.00 – 14.00/17.00; domenica e festivi 10.30-12.30; lunedì chiuso


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