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Marcello, uno dei ritrovi più piacevoli della ville Lumière

Carla Diamanti
20 aprile 2017

Dunque cos’hanno in comune Brooklyn, Torino e Parigi? Niente, avrei detto fino a qualche tempo fa. Poi mi sono imbattuta in due sorelle tanto giovani quanto originali e creative e nella loro terrazza, anzi terrasse. Per trovarla bisogna passeggiare in quella parte di Quartiere Latino che comincia oltre boulevard St. Germain, dalla parte opposta alla chiesa omonima. Lì c’è una piazza interamente occupata da un antico mercato coperto, uno di quelli che in passato caratterizzavano la città e che poi nel tempo ha mutato destinazione e aspetto. Come è successo alle Halles, o, in maniera più culturale e armoniosa, al Marché St. Pierre.

Quello di Saint-Germain, o di Saint-Germain des Prés confinava con la fiera dallo stesso nome, che poi è quello della chiesa oltre il boulevard, da cui dipendevano. Era la seconda metà del ‘700 e le affascinanti stradine dell’attuale 6° arrondissement dove il metro quadro è balzato alle stelle, delimitavano l’area in cui si vendevano e si compravano verdure e prodotti della campagna. Fiera e mercato vennero distrutti da un incendio e gli spazi che li ospitavano ricostruiti all’inizio del 1800 da Jean Baptiste Blondel, a cui venne intitolato il nuovo mercato. L’edificio che oggi è incorniciato fra le rues Clément, Félibien, Lobineau e Mabillon parla un linguaggio più vicino a noi, è stato realizzato fra il 1976 e il 1996 e dalle vecchie foto d’epoca risulta circondato da una specie di piano interrato e aperto. Direi un fossato, se si trattasse di un castello. Solo che in questo fossato non c’è acqua ma ci sono i piani bassi delle case di cui sopra, quelle del metro quadro astronomico.

Ecco, tutta questa premessa per dire che in un angolo incantevole della Parigi medievale, risparmiato dai disegni di Haussmann e dove anche i progetti più recenti hanno salvato il gusto del passato, le due sorelle giovani, originali e creative hanno trovato il posto giusto per dare vita alla liaison fra Parigi, Brooklyn e Torino.

Si chiama Marcello, in onore all’italiano più conosciuto (e più amato) Oltralpe. E forse a due delle loro clienti affezionate, Catherine e Chiara, che di Marcello (Mastroianni) porta il cognome. È un cafè parigino che perde l’accento grave nelle architetture e nello spirito newyorkese e che invece raddoppia la f nel menu, ispirato alla caffetteria (e alla ristorazione) italiana. Cioè torinese. Tutto nasce dai viaggi di Florence e Marie Lorna, le due sorelle innamorate delle atmosfere dei loft di Brooklyn e dalle sorprese gastronomiche di Torino, dove hanno assaggiato per la prima volta il tramezzino, nato in uno dei caffè storici del centro città, Mulassano. Prima di rientrare a casa ne hanno fatto incetta, li hanno studiati, analizzati e hanno deciso di aprire un nuovo locale (ne hanno altri due, poco distante: Blueberry, tempio dei maki, e la Bocca della Verità, ristorante – guarda un po’ – di cucina italiana). Nella carta i tramezzini si accompagnano ai cocktail o ai caffè (anche d’orzo!) e ai cappuccini, insieme a crostoni e arancini classici (ma con aggiunta di nocciole) o nelle varianti al riso nero, sesamo e mozzarella affumicata, o con tartufo e riso rosso, o ancora con acciughe e capperi. Da leccarsi i baffi.

Finalmente una terrasse al riparo dal passaggio delle auto, dove disporre di giornali, wifi, ghiottonerie. Perfetto come ufficio primaverile dal caffè del mattino all’apericena del tardo pomeriggio. Proprio come si fa oltre il Ponte e sotto la Mole.

 

Marcello
8 rue Mabillon |Parigi

 

Photo credits: Claude Weber


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