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Mare da difendere: pesca sostenibile e a Km0

Marco Pupeschi
14 ottobre 2016

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Mare non è solo sinonimo di vacanze.  Dove c’è il mare c’è vita e la pesca ha rappresentato una delle fonti primarie per il sostentamento della nostra specie. Il pesce ha grandi proprietà nutrizionali essendo ricco di Omega3. Leggere sui giornali che il prezzo all’ingrosso sta toccando i minimi storici ci lascia perplessi; anche perché se andate in una pescheria i prezzi sono rimasti quasi immutati.

Coldiretti Impresapesca è corsa subito ai ripari cercando di sensibilizzare l’acquisto del pesce direttamente dai produttori e a km zero.

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La colpa del calo dei prezzi è stata data al “fermo pesca”, un provvedimento istituito dal governo italiano che regola la pesca durante i periodi riproduttivi dei principali organismi marini oggetto di commercializzazione; per questo motivo si concentra in estate. La carenza di prodotti ittici in estate ha favorito le importazioni; ecco allora che al posto della Cernia viene venduto il pesce Pangasio del fiume Mekong (quello di Apocalypse Now, per intenderci) e quando la produzione italiana riparte alla fine dell’estate, ormai il mercato è stato invaso dai produttori stranieri. Se continua così la flotta peschereccia italiana rischia di sparire con gravi ripercussioni sull’occupazione. Togliere il fermo pesca non può essere la soluzione.

Meglio puntare invece sulla pesca sostenibile: pesce pescato in maniera da considerare la vitalità a lungo termine della specie. Per far questo sono necessari programmi di etichettatura che valutino il processo di produzione: l’eco-etichettatura permetterebbe da una parte al consumatore di sapere cosa compra, dall’altra i produttori riceverebbero i giusti benefici finanziari.

E se fosse esibita anche nei ristoranti, forse eviteremmo i casi di intossicazione da sushi a Milano.


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