Musica

Maria Callas: un mito intramontabile

Elsa Galasio
30 settembre 2013

Callas

“Un fenomeno del genio drammatico e musicale, unico nella storia del teatro”: così i giornali definirono Maria Callas alla sua morte, il 16 settembre del 1977 a Parigi.
Sono ormai passati 36 anni dalla tragedia che sconvolse l’opinione pubblica e gli instancabili sostenitori della “Divina”, eppure, il mito della Callas non tende ad oscurarsi, anzi.
Occhi neri, tratti duri, labbra piene e sguardo fiero, l’immagine del volto di Maria è affissa ai muri, sulle copertine di libri, cd, manifesti e locandine come lo stendardo ineguagliabile di un’arte ormai persa.

Callas_Visconti

Perché Maria Anna Kalogeropoulos è diventata la Callas? Cos’ha reso la sua vita così speciale e altrettanto drammatica?
Nata negli anni ’20 a New York, durante la sua infanzia deve affrontare la separazione dei genitori, l’allontanamento dal suo amato padre e le angherie della madre che le impone lo studio del canto. Maria, al contrario, voleva diventare dentista.
Dunque il primo approccio con questa disciplina non è dipeso da una scelta cosciente e autonoma, bensì da un’ambizione genitoriale rivelatasi un’intuizione eccezionale.

Callas_studio

Sbarcata in Italia nel ’47, la fortuna apre le porte al suo grande talento; incontra il maestro Toscanini e il suo futuro marito Giovanni Battista Meneghini che dedica la sua vita a lei, alla sua carriera e alla sua figura. Risale a quegli anni il famoso dimagrimento di Maria, forse dovuto all’ingerimento del verme solitario. In ogni caso, negli anni ’50 la ragazzotta greca grassottella e goffa si tramuta in una donna bella ed elegante, la Callas. Determinazione, tenacia e temperamento la distinguono da tutte le altre cantanti, ma ciò che veramente fa la differenza è il suo senso artistico e interpretativo; Luchino Visconti, incontrato al Teatro alla Scala, la definisce un personaggio scenico senza eguali e Pierpaolo Pasolini la sceglierà nel ’69 come protagonista della sua “Medea”.

Callas_Opera

“Maria ha cominciato a morire quando ha lasciato la musica”, queste le parole pronunciate dalla stessa Callas pochi giorni prima di morire nella sua abitazione parigina. Non si sarebbe mai allontanata dal suo mondo, dalla sua arte, dalla sua opera se non avesse conosciuto l’Amore, Aristotele Onassis. Un incontro scritto nel destino di Maria, l’avvicinamento di due grandi greci nati dal nulla e all’apice del loro successo, una relazione che sarà definita da molti l’inizio della fine.
Dieci anni di passione e di amore mai provati, ma anche anni di tradimenti, delusioni e promesse mai mantenute, hanno pian piano logorato i sentimenti e le certezze di Maria, una delle donne più famose e riconosciute al mondo che nel ’68, appresa la notizia del matrimonio di Onassis con Jacqueline Kennedy, viene ricoverata in ospedale per abuso di psicofarmaci.

Callas_Onassis

Nel cuore della Callas si è aperta una ferita che lentamente la dissanguerà fino al tragico epilogo. Nulla, nemmeno la sua amata musica, riuscirà a riportare in vita la stella che ha dominato il palco dei teatri più importanti del mondo. Nel ’75, dopo la morte di Onassis, suo unico grande amore, iniziano gli anni della solitudine, della depressione e dell’abuso di farmaci.
A soli 54 anni muore anche Maria Callas, sola, nel bagno della sua casa.
Oggi, riascoltando la sua inconfondibile voce, guardando i video in bianco e nero delle sue performances, non possiamo non notare la vena nostalgica nella sua linea di canto, il suo modo melodrammatico di vivere l’opera e la sua stessa esistenza. Oggi come allora la Callas vibra nei nostri animi come il ricordo di una donna straordinaria che ha dato tutto per l’arte e per l’amore.

Elsa Galasio


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