Maria, Irene e lo spazio bianco

Patrizia Eremita
2 marzo 2014

Il libro di cui vi parlo oggi è un romanzo intenso, passionale e doloroso al tempo stesso. La storia di una donna, di una mamma che, superati da poco i quarant’anni,  lavora come insegnante in una scuola serale a Napoli e un giorno, appena al sesto mese di gravidanza, partorisce una bambina che viene subito ricoverata in terapia intensiva neonatale.

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Quella sera, tornando a casa dalla scuola dove insegna, un dolore rotondo e forte la precipita nella sala d’aspetto di un ospedale dove comincerà per lei e la sua bambina un viaggio difficile, vissuto con il fiato trattenuto, in bilico tra la vita e la morte.
Narrata con una voce ribelle che pure sa trovare i toni dell’indulgenza, una storia che inizia come un destino di solitudine personale e piano piano si trasforma in un caldo coro di scoperte, volti, incontri. Tanto che a Maria sembra quasi che siano la vita e la città a farle da compagne.
«Io non sono buona ad aspettare, – dice la protagonista di questo romanzo. – Non sento curiosità nel dubbio, né fascino nella speranza. Aspettare senza sapere è stata la più grande incapacità della mia vita».
Eppure non può fare altro, perché sua figlia Irene è arrivata troppo presto: dietro l’oblò dell’incubatrice, Maria osserva le ore passare come una sequenza di possibilità. Niente è più come prima, la circonda un mondo strano fatto di medici e infermieri, donne accoltellate, attese insensate sui divanetti della sala d’aspetto. Nei giorni si susseguono le sigarette dalla finestrella dell’ospedale, le mense con gli studenti di medicina, il dialogo muto coi macchinari, e soprattutto il suo lavoro: una scuola serale dove un’umanità deragliata fatica sui Promessi Sposi per conquistarsi la terza media fuori tempo massimo.

“Lo spazio bianco” racchiude il dolore della protagonista, certa delle difficoltà che è costretta ad affrontare giorno per giorno, ma altrettanto convinta di poter riuscire in quello che più desidera, portare la bambina fuori da lì.
Dopo il dolore si presenta però la vita, nelle forme più insolite, in un gesto gentile delle altre ‘madri in attesa’ o nella melodia di “Azzurro” che – Maria ci tiene a specificare – è di Paolo Conte.
Ad aiutarla in questo travagliato percorso saranno le sue colleghe di sventura: altre madri che come lei attendono che i loro bambini comincino a vivere.

Tratto dall’omonimo libro di Valeria Parrella (Edizioni Einaudi), “Lo spazio bianco”  diventa film nel 2009  con la regia di Francesca Comencini.

Patrizia Eremita
www.mammaelavoro.it