Cinema

Marigold Hotel

staff
30 marzo 2012

Simpatica commedia britannica su cosa significhi invecchiare con dignità. Con un cast pieno di attori di grande livello, “Marigold Hotel” è leggero e dalle atmosfere accoglienti, con personaggi molto interessanti, nonostante i limiti che possono esserci nella pellicola. Non è lontano dal tipico film commerciale che si trova nelle nostre sale ogni settimana, ma questo è anche ciò lo rende piacevole. La storia segue il viaggio di un gruppo di persone anziane che decidono, per un motivo o per l’altro, di trasferirsi a Jaipur, in India, per trascorrere gli ultimi anni vivendo in un hotel di lusso. C’è Evelyn (Judi Dench), da poco vedova, che non vuole vivere con i figli; una coppia che ha perso i propri risparmi e non sa come salvare il matrimonio (Bill Nighy e Penelope Wilton); una donna che è stanca di occuparsi dei nipoti (Celia Imrie); Norman che si rifiuta di invecchiare (Ronald Pickup) e Muriel (Maggie Smith) che, nonostante il suo razzismo, desidera subito un intervento chirurgico, senza le lunghe burocrazie inglesi. L’Hotel “esotico” Marigold è gestito dal giovane Sonny (Dev Patel di “The Millionaire”), che non è stato proprio sincero sulle reali condizioni dell’albergo. Il resto lo si può immaginare senza troppa fatica.
Il film non è certo destinato a sorprendere lo spettatore, ma con uno humor nero molto efficace si può perfino ridere del razzismo del personaggio di Maggie Smith, che è la regina dello schermo. La pecca del film è il “politicamente corretto”: l’immagine che arriva dell’India è paternalistica e coloniale, con quello sguardo dall’alto in basso che gli inglesi forse ancora riservano al loro vecchio impero. Il regista John Madden ci consegna una pellicola divertente, ma senza una vera profondità; un bel cast e una storia semplice (basata sul romanzo di Deborah Moggach: “Mio suocero, il gin e il succo di mango”), dove il desiderio di continuare a vivere è ancora acceso in persone ormai stanche.

Giorgio Raulli


Potrebbe interessarti anche