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Marstrand

Carla Diamanti
18 giugno 2015

150618 Cartolina

Una deliziosa stazione fatta di legno con il soffitto dipinto di bianco, i ventilatori che rinfrescano e le bancarelle di fiori e fragole: da qui in meno di un’ora si arriva al traghetto per Marstrand, il villaggio più piccolo dell’arcipelago occidentale svedese. Un borgo che sembra uscito da una fiaba nordica, con casette di legno color pastello affacciate su minuscoli giardini e tende di pizzo alle finestre, un lungomare punteggiato di tavolinetti bagnati di sole e concentrati sul lembo che guarda a oriente. Sul porticciolo, dove si arriva in cinque minuti di traversata, le botteghe, poco più di una stanza, hanno pareti piene di quadri che parlano di mare, come tutto da queste parti. Ci vuole poco a immaginare i pescatori di aringhe che partivano da qui in numero così grande che durante il Medioevo il Papato dovette rilasciare loro una dispensa speciale per pescare persino durante le festività religiose.

Biondi che più biondi non si può, belli, sorridenti e rilassati, oggi gli svedesi che arrivano a Marstrand lo fanno soprattutto per godersi il generoso sole estivo fino a quando, tardi la sera, comincia ad abbassarsi e allunga le ombre. Un’abitudine iniziata nel secolo scorso, quando la moda dei “bagni di mare” cominciò ad attirare l’alta borghesia che concludeva le oziose giornate di sole con esclusivi incontri nei ritrovi alla moda. E da queste parti sembra che quella spensieratezza e quella joie de vivre semplice e in simbiosi con la natura siano ancora uguali.

Dove si trova la stazione di legno con il soffitto dipinto di bianco? A Göteborg, da cui gli abitanti fanno la spola verso Mastrand possono fare la spola anche continuando a lavorare in città. Arrivano con un costume e prendisole, telo da bagno in borsa, sbarcano in questo angolo di Svezia in cui sono bandite le auto e si dirigono alle spalle del minuscolo paese, lungo i sentieri che si fanno largo tra le rocce e arrivano al mare, che si insinua ovunque macchiato dal bianco delle barche a vela. Non vi sembra abbastanza come joie de vivre?

Carla Diamanti
www.thetraveldesigner.it


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