Arte

Maschera e volto dell’arte contemporanea: una danza con Marco Di Francisca

Luca Siniscalco
5 ottobre 2013

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Un caleidoscopio vorticoso di sguardi, corpi pulsanti ed emozioni conflittuali: questa la prima impressione offerta dalla visita allo studio di Marco di Francisca, residente nel ridente borgo piemontese di Moncalvo. La località del Monferrato, stretta fra le 3000 anime dei suoi abitanti e gli affascinanti paesaggi rurali, testimonianze di un mondo ormai obliato, fornisce ispirazione alla dinamica creatività dell’artista, nato a Milano l’8 Aprile 1956 e laureatosi al D.A.M.S. di Bologna con una tesi in tecniche pubblicitarie. Fotografo, attore e scrittore, Marco Di Francisca è soprattutto pittore. É in un’arte figurativa dal prepotente contenuto erotico, tanto nel significato sessuale del termine quanto in riferimento alla forte tensione desiderante che ne anima le tele, che l’immaginazione prende il sopravvento, ribaltando dogmi e certezze ed istituendo nuovi mondi, talvolta più reali del reale stesso. Il tratto virulento e conturbante ricorda aspirazioni espressioniste, accompgnate da uno stile quasi fumettistico, à la Crepax, e da intuizioni surrealiste.
Abbiamo invitato Di Francisca a parlarci delle sue opere, attualmente esposte in una mostra presso l’Hotel Villa Soleil di Ivrea. Dalle semplici considerazioni sulle singole tele è sorto un dialogo ampio. Danzante appunto, come il fanciullo eracliteo.

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Come è sorta la sua passione per la pittura?
Spontanea quanto imperativa fin da bambino.
I miei genitori, vedendo che ero sempre intento a disegnare su ogni possibile superficie che trovavo, mi misero a disposizione una parete intera della mia stanza. Mia madre ricorda che, dopo pochi giorni, mi trovò pancia a terra mentre disegnavo sui pochi centimetri rimasti intonsi sotto al calorifero. Mio padre incorniciò un mio scarabocchio su cartoncino nero per portarselo, fiero, in studio. Il mio “paciugo” incorniciato e sotto vetro, prendeva forza. Mi sentii gratificato e stimolato!
Un grande insegnamento: circoscrivere frammenti del mio caos che oggi ancor più dilaga.
Divenne un metodo, una disciplina efficace per mantenere un equilibrio altrimenti sicuramente instabile.

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Le sue tele sono percorse da suggestioni ampie e variegate, riconducibili tuttavia interamente a due tematiche essenziali: i cavalli e, soprattutto, le donne. Quali sono le ragioni di tale scelta?
Sono i due esseri viventi che più variamente esprimono forza ed eleganza.
Esasperarne le forme, oltre le possibilità della fotografia che non amo elaborare, mi dona un senso di beatitudine creativa: “guardo quel che ho visto senza riuscire a fotografarlo”.
La donna, come tutto ciò che la ricorda, è inizio e traguardo: dentro ognuno di noi, specchio insostituibile della vita!
Nelle immagini costruite insieme, moda come nudo, mi ha insegnato ad apprezzare infinite sfumature.
Ho fotografato molte gare di Polo dove i cavalli vengono portati allo stremo: ho assorbito adrenalina.
Ora sono a tratti in un periodo nuovo: dedico a mia madre situazioni di interni e esterni con moltissimi personaggi, che lei di notte conta invece delle pecorelle per trovar sonno.

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Il mondo femminile rappresentato nelle sue opere è segnato da tratti apparentemente contrastanti: figure armoniche e pure, quasi madonne medievali e creature angelicate, si presentano frammiste alle più numerose donne luciferine, tentatrici e lussuriose, dai tratti vampireschi, sulla scia di un’immagine inquietante che serpeggia fra le tele di Munch e Schiele, nonché fra le pagine di Tarchetti, Baudelaire e D’Annunzio. Eros e Thanatos come archetipi di una conflittualità insanabile o di una dialettica fra opposti conciliabile?
Non conosco Tarchetti, ma rimedierò.
La morte: ci gioco a scacchi ogni giorno da sempre, non certo di essere il vero perdente…
Suore e gesuiti, con i quali ho vissuto anni (per fortuna mai di notte) in scuole private dove le proiezioni dei loro istinti malati hanno turbato la mia adolescenza, mi hanno ribattezzato soldato di un Cristo che mi ha armato contro di loro.
Vedo il genere umano primate e bipolare, ne assorbo come una spugna sguardi e posture: gli attimi che svelano le maschere.
Ho provato a ritrarre nature morte, a comporre paesaggi, ad entrare nell’astratto partendo dal colore, ma nulla mi piace e gratifica come creare icone femminili, intriganti, totali.
Sono nato nell’era del fumetto e penso sia giusto celebrarne i tratti.
A volte parto da figure che intravedo in controluce, nelle nebbie delle anime che rappresentano luci del divino caleidoscopio.
Più di una volta, nel ritrovare un disegno, mi è accaduto di non ricordare assolutamente di averlo fatto io, ma sentirlo mio. E mi capita anche con miei scritti.
In questi stati di grazia sono felice, mi sento giullare di un Dio, al sicuro nelle sue mani.
Suono, scrivo, dipingo, recito…la vita è una danza spesso macabra…
La fantasia è uno strumento di sintesi impareggiabile e poi se si smette di giocare è la fine! Si rimane vittime del gioco perverso degli altri.

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Sesso e arte: quale rapporto fra queste dimensioni?
Lo stesso che ho avuto tra vita e sogno, da bimbo più che sogni erano incubi.
Disegnare e dipingere è come continuare il sogno ed esorcizzare l’incubo da sveglio potendo dirigerne la direzione.
Le donne hanno sempre percepito, stimolato ed esercitato la mia indole più libera ed animale ed io la loro. Tanti incontri senza mai promettere nulla più di ciò che scoprivamo insieme.
Avanti con l’età, inizio a prediligere amplessi con la tela dove poter incontrare personaggi sempre più estremi. Certe normalità di oggi mi annoiano provocandomi estremo disagio.

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Quale ruolo può incarnare un artista nel nuovo millennio?
Ognuno il suo: siamo calamite che generano elettricità.
Prestare comunque sempre attenzione al potere dei segni e delle parole, creano realtà vere e possono smascherare quelle fittizie!
Oggi in rete, dove chiunque può celebrare la sua liturgia autistica, si può preferire creare che usufruire del creato in un vortice di mondi paralleli; un magico magma, un infinito presente.
Io sto cercando le giuste alchimie tra parole e immagini: ho scritto tre storie illustrate, “La notte delle Sirene”, “Amo star qua nell’aldilà” e un’altra ancora priva di un titolo efficace…essendo in via di limature e tagli, dove cerco di vestire di parole le immagini o forse viceversa.
Per quel che mi riguarda nel nuovo millennio cercherò di trasformare le mie tele in banconote, e le banconote in un buon ritiro per anime affini, magari sui colli del Monferrato.

Intervista a cura di Luca Siniscalco

Per maggiori informazioni:
www.artiprofane.blogspot.com
www.lulu.com/spotlight/LoScomunicato
ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=346454


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