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Arte

“Maschere e spettri” si aggirano a New York

staff
14 aprile 2012

La bellezza è dimensione creativa, progettuale, fondativa di senso e di valore. Unita alla seduzione promanante da un corpo femminile genera quell’attrazione insieme spirituale e fisica che ognuno di noi ha reiteratamente sperimentato.
Agisce tuttavia una componente sottile ed inquietante, operante al di sotto della superficie estetica, una tendenza morbosa e perturbante rivolta al macabro ed alla degenerazione. Il sublime e il bello lasciano allora spazio all’orrido e al decadente, in una relazione dialettica sfuggente ed imprevedibile.
É in questa direzione che si muove l’imminente esposizione del fotografo milanese Giovanni Gastel.
Dal 25 maggio al 24 giugno 2012, Bosi Contemporary di New York (48 Orchard Street) ospita la mostra dell’artista: il titolo, “Maschere e Spettri” (Masks and Ghosts) introduce efficacemente il nucleo estetico del progetto. La mostra presenta venti immagini di uno dei fotografi italiani più noti nel panorama internazionale, impegnato con quest’ultima iniziativa a raffigurare soggetti femminili mediante l’ausilio di una fotografia capace di documentarne l’aspetto più effimero e lugubre.
In antitesi alle bellezze armoniche ed eleganti proposte nella moda -settore in cui Gastel ha riportato un’esperienza trentennale- e nei mass media, il fotografo ha voluto rifarsi ad un eterno femminino diametralmente opposto all’ideale della donna angelica, così pervasivo nella cultura occidentale.
Seguendo riferimenti sporadicamente affioranti dall’inconscio collettivo, Gastel ha rivolto la propria attenzione a figure femminili profondamente tormentate ed inquietanti, ma proprio per questo affascinanti nella loro eterogeneità rispetto ai canoni estetici comunemente condivisi.
Nelle fotografie esposte si aggira lo spettro del tempo che passa, a causa del quale maschere di decadenza definiscono atmosfere tombali e funeree. Protagonista non è più la madonna del dolce Stil novo o la principessa della quest cavalleresca, bensì la donna-vampiro celebrata dal decadentismo.
Le donne tratteggiate dalle pennellate di Schiele, quella Fosca così morbosamente delineata da Ugo Tarchetti e l’Ippolita dannunziana del “Trionfo della morte” trovano nuova vita in immagini emblematiche di una società di passaggio, in attesa di una trasformazione epocale di cui non riesce ancora a cogliere la portata.
La tecnica e l’esperienza di Gastel esprimono egregiamente tale tensione: la ricerca di sfumature cromatiche e la manipolazione dei dettagli viene esasperata attraverso la tecnologia digitale che fornisce nuovi stimoli e soluzioni all’universale immaginario femminile.
Ad accompagnare la mostra è un volume fotografico, fornito di un testo critico di Germano Celant, pubblicato da Skira in occasione dell’esposizione tenuta da Gastel nel 2009, presso il Palazzo della Ragione di Milano.

Luca Siniscalco


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