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Moto

Massimo Tamburini: T12 Massimo, il sogno ora è realtà!

Alessandro Spada
28 novembre 2016

tamburini

Oggi, il 28 novembre 2016, avrebbe festeggiato il suo 73° compleanno: parliamo di  Massimo Tamburini, il celebre tecnico e designer delle due ruote che grazie al suo genio e alla sua lungimiranza si è guadagnato a pieno titolo il soprannome di “Michelangelo del motociclismo”.

Da grande appassionato di moto, negli anni ’70, fu cofondatore di Bimota Meccanica e iniziò a costruire una piccola serie di repliche che adottavano telai artigianali e motori giapponesi o italiani. Negli anni ’80, dopo essere stato ingaggiato dal Gruppo Cagiva di Claudio Castiglioni, che aveva appena acquisito la Ducati, creò la Paso. Successivamente realizzò le parti meccaniche e le grafiche di moto che hanno avuto un incredibile successo nelle competizioni, vincendo diversi titoli mondiali in superbike. Qualche esempio? La Ducati 851, la Ducati 888 e le Ducati 916/996.

Negli anni ’90, ceduta la Casa di Borgo Panigale ad un fondo di investimento americano, Castiglioni optò per il rilancio del marchio MV Agusta e portò Tamburini con sè. Tra il 1997 e il 2001 nacquero dalla sua matita e dal suo genio due moto, caratterizzate dall’adozione di un telaio a traliccio, che lasciarono il mondo a bocca aperta grazie alle loro prestazioni e alla loro bellezza estetica: la F4 e la Brutale.

Nel 2005 creò poi la famosissima versione F4 Tamburini prodotta in soli 300 esemplari (al prezzo di 42.825 euro) con targhetta numerata serigrafata su oro: fu la prima moto al mondo ad adottare un sistema di aspirazione a geometria variabile. Il 2007 fu invece l’anno della F4 312 R: la motocicletta di serie più veloce del mondo, in grado di raggiungere i 312 km/h con uno scatto da 0-100 km/h in 2.7 secondi. Nel 2009 fu presentata una serie speciale intitolata a Claudio Castiglioni: la F4CC, versione prodotta in soli 100 esemplari con la particolarità di sviluppare 200 cv di potenza massima.  Lo stesso anno, con l’acquisizione di MV Agusta da parte di Harley-Davidson, Massimo Tamburini cessò la collaborazione con la Casa di Schiranna a causa della diversità di approccio ai progetti.

Dopo tre anni di vita da pensionato per un vincolo contrattuale di non concorrenza con MV Agusta decise, nel 2012, di realizzare una moto prototipo che contenesse tutte le soluzioni meccaniche necessarie a risolvere i problemi di messa a punto della ciclistica in gara: la mitica T12 Massimo, ultimata in ogni sua parte appena prima che Tamburini ci lasciasse nel 2014 a causa di un tumore polmonare.

La T12 Massimo è la quintessenza assoluta della moto sportiva, esclusivamente per uso in pista: ogni particolare di questo gioiellino è stato concepito sotto il segno della perfezione artigianale, con soluzioni raffinatissime e super tecnologiche per ogni sua componente. Il telaio, una struttura avveniristica a rigidità variabile coperta da brevetto, è suddiviso in tre componenti: il cannotto di sterzo in fusione di magnesio, il telaio a traliccio in acciaio ad alta resistenza e le piastre di serraggio posteriori, anch’esse in magnesio. Materiale utilizzato anche per il forcellone monobraccio, il mozzo eccentrico della ruota posteriore, i cerchi e la base di sterzo anteriore. Tutti gli altri componenti sono lavorati a CNC (controllo numerico) in lega di alluminio di derivazione aeronautica (Ergal). Tutte le strutture sono in fibra di carbonio per garantire un livello di qualità e di leggerezza assoluta.

Altro fiore all’occhiello della T12 Massimo è la splendida struttura del serbatoio portante, anch’esso in fibra di carbonio, in cui è integrato il codino posteriore. Il risultato è la moto più leggera (150kg a secco) e compatta della sua categoria. Tutti i componenti rappresentano il meglio di quanto esista oggi sul mercato come il motore BMW di cui è dotata: l’unità SBK più evoluta da oltre 230 cv di potenza massima.

Questo è il suo ultimo progetto, il più grande, espressione del suo spirito e della sua passione: T12 Massimo, il sogno ora è realtà!

 


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