Cinema

“Match point” di Woody Allen (2005)

staff
22 aprile 2011


Chris Wilton (Jonathan Rhys Meyers) è un giovane insegnante di tennis davvero ambizioso. Diventa amico del ricco rampollo di una famiglia molto potente e sposa sua sorella. Raggiunge così una buona posizione sociale, un lavoro redditizio, ma questo non gli basta. Inizia una relazione clandestina con Nola Rice (Scarlett Johansson). La cosa inizia a sfuggirgli di mano, Nola diventa sempre più esigente…
Woody Allen con questo film sembra abbandonare la sua zona di sicurezza, lascia New York per Londra, abbandona il jazz per l’opera e la commedia per la tragedia. Eppure la pellicola si colloca perfettamente nella filmografia alleniana. Tolta la maschera dell’ironia, i personaggi si ritrovano proiettati in un mondo caotico e insensato privo di giustizia, dove la sola forza a muovere le cose è una fortuna cieca, a tratti beffarda. Chris Wilton è un personaggio dostoevskiano -come lo era il Martin Landau di “Crimini e misfatti”- che, impenetrabile ed enigmatico, non si lascia facilmente svelare, né psicanalizzare dallo spettatore.
L’armonia narrativa è tenuta insieme grazie anche alla riuscitissima costruzione e interpretazione dei vari personaggi. Scarlett Johansson è strepitosa, con il suo fare sensuale e la sua aria da femme fatale (dark lady per certi versi) ammalia il pubblico, lo attrae a sé -come fa anche Rhys Meyers- e poi lo respinge con i suoi ultimatum. È proprio questa la forza della pellicola: portare lo spettatore a parteggiare per il suo protagonista, e giustificare la deprecabile condotta di questo moderno Raskolnikov.
Sebbene “Match point” sia un film indubbiamente drammatico, con dei toni noir, la vena comica di Allen non è del tutto assente. Tutti gli eventi del storia, anche i più insignificanti, si vanno a incastrare l’un l’altro come gli ingranaggi di un meccanismo ad orologeria che sembra non solo prendersi gioco dei personaggi, ma addirittura ridere di loro.
“Match point” è un film molto toccante, decisamente interessante, amaro e sarcastico. Amalgama in modo riuscito eros e thanatos, amore e morte, ambizione e machiavellismo, in un lento climax che raggiunge il suo apice e che poi mantiene vivo l’interesse fino alla fine, dove, nel bene o nel male, lascia la sua impronta nello spettatore (così come ogni buon finale) anche dopo i titoli di coda.

 

Giustino De Blasio


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