Leggere insieme

Matilde e Orso

Marina Petruzio
11 novembre 2017

Tra le novità da LO editions – piccolissima casa editrice milanese che sceglie storie per bambine e bambini – in libreria in questo autunno, una sorpresa: Matilde & Orso, che torna in ristampa dopo qualche anno di assenza. Con i testi di Jan Ormerod e le illustrazioni di Freya Blackwood, come cartoline da un viaggio, in copertina, le due immagini dove si narra di quanto è bello, e comodo, avere per amico un Orso, grande e in carne e ossa, dove la maiuscola è d’obbligo.

Quattro brevi racconti, piccoli cenni di un quotidiano vissuto intensamente, dove tutto arriva all’improvviso, in quell’età in cui il tempo non va di fretta e non pare affatto importante. Improvvisato sui piccoli desideri del momento, sfruttando quegli affacci di noia che come si presentano si esauriscono nel ticchio, per esempio, di una merenda non certo dettata dalla fame, ma da un desiderio di condivisione di quel fare sempre e in ogni momento qualcosa: un gioco. Di quel lento e minuzioso lavorio – gioco nel gioco – che è il suo allestimento che non trascura alcun particolare e si fa cura nel vezzo di ricordare che per fare una buona merenda ci vuole questo e anche quello. Come imburrare bene le tartine spalmando il burro sino agli angoli e poi toglierne il bordo, o non dimenticare la granella per guarnire lo yogurt e un cucchiaino di miele, per favore. Preparare le frittelle e spolverarle di zucchero e aver cura di non scordarsi di mantenerle al caldo. Ma anche di piegare i tovaglioli a fiore di loto e appoggiare un piccolo vasetto di fiori in mezzo al tavolo. E mentre Orso, grande grosso e in tutta la sua bontà, prepara – imburra, cuoce le frittelle, pela la frutta – attento a non dimenticare tutto ciò che Matilde sottolineando, suggerisce, Matilde prepara anch’essa, con molta attenzione: un fiore colto, le sue bambole, l’orso su ruote, la bella tavola e gli amici accomodati.

E poi, dopo tutto questo lavoro, magari non farla neppure, la merenda: “Troppo bello per mangiarlo”, dice Matilde…”Forse ci verrà fame dopo”, aggiunge Orso. E mano nella zampa si allontanano. Sì, anche a me pare che Orso avesse l’acquolina in bocca!

Orso è gentile, paziente nelle attese – può infilare collane di margherite a cingere un cespuglio mentre Matilde sceglie il cappello più adatto a una gita in bicicletta! E son sicura che lo fa fischiettando sereno. Comprensivo delle paure – come quella volta che Matilde arrivò tutta sottosopra per essere passata dalla casa dei Tre Orsi come una piccola riccioli d’oro. Sempre pronto a qualsiasi gioco, ad ascoltare un racconto di draghi e principesse o a raccontare, al ritorno di un passeggio, a chi ormai dorme serena sulle sue spalle profumata d’aria. Accomodante nelle piccole scaramucce, nelle contrarietà che ogni piccolo o grande rapporto presenta – come quando indossato il suo cravattino migliore, raccolto alcune rose rosse, la invita a far pace ballando – lei così arrabbiata con lui che aveva riso vedendola ballare!! – sino a ballare poi, insieme, tango e il foxtrot finchè non spuntano le stelle. Poi rumba, swing e salsa al chiaro di luna.

Potrà mai essere un Orso così soltanto immaginario?

Ne riparliamo a fine libro, in quell’ultima pagina, in cima a quella salita, la stessa del giro in bicicletta che tanto ricorda la determinata Betta in quel racconto dove c’entrava una bicicletta, dell’amata Astrid.

 

Matilde e Orso
scritto da Jan Ormerod
illustrato da Freya Blackwood
tradotto Paola Gallerani
edito LO editions
euro 14
età di lettura: per tutti a partire dai 4 anni


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