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Cinema

Matt Damon contro i guardiani del destino

staff
24 giugno 2011


Dal racconto “Squadra riparazioni” di Philip K. Dick, dalle cui opere il cinema attinge volentieri – basti pensare a “Blade Runner” o a “Minority Report” – lo sceneggiatore e regista George Nolfi raggruppa un cast di primo livello, in cui figurano su tutti i due protagonisti Matt Damon ed Emily Blunt, senza contare le comparsate di stelle della politica come Jesse Jackson o Madeleine Albright (anche grazie ad un sostanzioso budget di circa 60 milioni di dollari). Costruisce un film impegnativo e al tempo stesso godibile, imperniato su una tematica assai delicata e attualissima: con il profondo pessimismo di cui il romanzo è permeato, affronta la dicotomia tra volontà del singolo e ineluttabilità di un destino già pianificato. Forse la pellicola non riesce a restituire a pieno il profondo senso di smarrimento dei personaggi dickiani di fronte ad un universo misterioso e incomprensibile, ma senz’altro la personalizzazione della trama da parte del regista rende il tutto molto più accattivante per il grande pubblico, tra la freschezza dei dialoghi e l’ironia di certe situazioni, come ad esempio l’episodio in cui gli “aggiustatori” in tutta la loro meccanica efficienza fanno il lavaggio del cervello ad un collega di Matt Damon. D’effetto è anche la freneticità dell’azione, fatta di surreali inseguimenti in una New York enigmatica e non più così familiare, come invece molti film ci hanno insegnato a conoscerla.
Siamo forse di fronte a un’ennesima reinterpretazione di Romeo e Giulietta, dove la scintilla scatta fin dal primo incontro e a tenere separati gli amanti c’è un complotto di misteriosi uomini col cappello. Ma tutto ciò serve anche ad ammorbidire le alte tematiche del romanzo, tra cui in particolare il libero arbitrio: impedire all’uomo di sbagliare o lasciarlo libero di agire? “I guardiani del destino” si concentra piuttosto sull’ostinazione del protagonista nel voler imporre la propria volontà rispetto ad un disegno già preordinato, nel voler dimostrare a quegli strani “impiegati grigi” che i suoi sentimenti per l’amata valgono il rischio di cambiare il suo destino.

 

Giorgio Raulli


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