Matteo Renzi: storia di un uomo che potrebbe cambiare la politica italiana

Davide Alessandro Giannattasio Fanigliulo
19 dicembre 2013

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Questo “ragazzo” di 38 anni, comparso in televisione poco più di un anno fa, sembra essere diventato l’ago della bilancia tra la salvezza dell’Italia e la credibilità della politica da un lato, e l’abisso più buio dall’altro.

Ma chi è Matteo Renzi? Qual è la sua storia? Sembrano domande banali, ma quanti di noi saprebbero rispondere, senza prima consultare Wikipedia?

Nessuno pretende che nel suo passato vi siano periodi bui o scheletri nell’armadio, ma sapere qualcosa di più su di lui potrebbe giovare a tutti noi, quanto meno per poter prevedere eventuali risvolti politici futuri.

Matteo Renzi è originario di Rignano sull’Arno, un paesino in provincia di Firenze, dove è nato l’11 gennaio 1975. Cresce con gli insegnamenti della Democrazia Cristiana, ma si iscrive al Partito Popolare Italiano, contribuendo alla sua nascita nel 1996, ad appena 21 anni. Il suo primo incarico politico sarà nel 1999, quando diventa segretario provinciale; lo stesso anno si laureerà in Giurisprudenza e si sposerà con sua moglie, Agnese, con la quale avrà tre figli: Francesco, Emanuele ed Ester.

La sua prima apparizione televisiva avviene nel 1994, quando è concorrente della celebre trasmissione “La ruota della fortuna”, di Mike Bongiorno, vincendo 48 milioni di Lire.

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Tra il 2004 e il 2009 è presidente della Provincia di Firenze, vincendo le elezioni con il 58,8% dei voti in rappresentanza di una coalizione di centro-sinistra. Nel 2012 la Corte dei conti ha aperto un’indagine sulle spese di rappresentanza effettuate dalla Provincia durante il suo mandato, che ammontano a circa 600 000 euro.

Dopo aver vinto le primarie del 29 settembre 2008, si candida alle elezioni, divenendo Sindaco di Firenze il 22 giugno 2009, con quasi il 60% dei voti.

L’idea che l’ha reso famoso, quella della “rottamazione” dei dirigenti di lungo corso del Pd, nasce il 29 agosto 2010 . Con l’aiuto di Giuseppe Civati e Debora Serracchiani, tra il 5 e il 7 novembre dello stesso anno, organizza la prima Leopolda dove partecipano oltre 6800 persone. Nasce così il manifesto del “renzismo”: la Carta di Firenze.

Cominciano così a manifestarsi i primi sostenitori di Matteo Renzi, lungimiranti politici che sembrano aver intuito le potenzialità del sindaco di Firenze .

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Alla Leopolda del 2011 è stato molto criticato da esponenti del suo partito vicini a Bersani, per aver dato, tramite il così detto “big Bang”, la possibilità a molte persone di dire  in cinque minuti il loro pensiero  sull’Italia come se fossero stati a Palazzo Chigi. Sono intervenuti o hanno partecipato professori, scrittori, studenti, economisti, imprenditori, lavoratori e personaggi dello spettacolo e anche molti politici. Questo evento ha avuto un grande successo e tanta visibilità nazionale, perché per la prima volta esponenti del Pd hanno assunto concretamente le vesti di cittadino e i cittadini quelle di politico, con un intreccio di ruoli e idee che ha entusiasmato partecipanti e spettatori.

Al Big Bang del giugno 2012, ossia alla seconda edizione, è stato dato il nome di “Italia Obiettivo Comune”. Tema principale: come rilanciare un nuovo modello di Pd.

Sembra quasi un percorso appositamente studiato da Renzi per divenire segretario di partito: la prima Leopolda è servita per farsi conoscere, la seconda per farsi apprezzare e infine a quella del 2012 per mostrare il suo modello di Pd e le sue idee politiche in vista delle primarie.

Sfortunatamente tutto questo consenso mediatico non gli è servito a vincere le primarie  del settembre 2012, perdendo al ballottaggio finale contro Bersani. Ironia della sorte, grazie a questa sconfitta, ha avuto una schiacciante vittoria alle primarie dell’8 Dicembre 2013. Dopo che Bersani e tutta la dirigenza di partito hanno mostrato al paese e al mondo intero la propria inadeguatezza a governare, non vincendo le elezioni politiche contro ogni probabilità e contro tutti i sondaggi che da mesi li davano vincenti.

Renzi ha potuto dimostrare coi fatti che la vecchia classe dirigente era inadeguata, obsoleta ed andava cambiata, ad ogni costo, per poter riacquistare credibilità agli occhi di tutti. E ora che lui è il segretario, tutti si aspettano grandi cose da lui. Chi lo ha votato ha deciso di affidargli il compito di risollevare le sorti di questo paese. La domanda sorge spontanea: ne sarà all’altezza?

Davide Alessandro Giannattasio Fanigliulo