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Maya-peyote-piñata: la triade dei cliché messicani

Claudia Alongi
4 dicembre 2012

Certe terre sembrano avere la sfortuna di rimanere impigliate in stereotipi e preconcetti (noi italiani ne sappiamo qualcosa), ma il Messico non è solo Speedy Gonzales, tequila sale e limone, siesta, sombrero e narcotraffico. È un paese ricco di affascinanti contraddizioni e curiosità inattese.
Per chi non lo sapesse il Paese porta, dal 1821, il nome ufficiale di “Estados Unidos Mexicanos” (Stati Uniti Messicani) ma, ormai, é impiegato esclusivamente nei documenti legislativi e diplomatici. Un nome tanto ingombrante che Felipe Calderon ha avanzato una proposta di legge per riconoscere il più comune “Messico”.

Il paese custodisce ben cinquantanove aree naturali protette e ventisei siti d’impressionante bellezza, dichiarati Patrimonio Mondiale dall’Unesco, tra cui Chichen-Itzà, Palenque, Uxmal e Tulum. È la patria di Carlos Fuentes, Octavio Paz e Frida Kahlo, di Diego Rivera e delle pitture murali;  é il maggiore produttore di argento a livello mondiale e ospita il numero più elevato di taxi del pianeta, ben sessantamila, dal caratteristico colore verde lime.
Una terra che non conosce mezze misure ed é, in egual modo, vivace, caotica, contemplativa. Basti pensare al surreale contrasto tra la frenesia della sua capitale, la megalopoli più popolosa del mondo, Mexico City, e le suggestioni quasi ascetiche che circondano le rovine precolombiane di Teotihuacán.
In Messico, poi, non si vive per strada, ma si vive la strada, nel senso più puro del termine. Le vie delle città sono lo spazio deputato per il commercio, la conversazione, il riposo.
Tra le bizzarrie che segnaliamo ai potenziali visitatori, la scogliera La Quebrada di Acapulco dove, sin dagli anni trenta, impavidi tuffatori si lanciano da un’altezza di più di quarantacinque metri con rischio bassa marea, non prima però di aver (giustamente) sostato per pregare in un piccolo santuario nelle immediate vicinanze.

E, giusto per non farsi mancare nulla, Mexico City potrebbe ben presto vantare nel suo centro storico l’Earthscraper, un grattacielo sotterraneo dalla forma piramidale con il vertice che punta verso il basso.
In Messico la creatività non manca di certo.

Claudia Alongi


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