Il mio punto di vista

Memories

Gabriella Magnoni Dompé
14 novembre 2012

Quello che eravamo, quello che siamo, quello che vorremmo essere o che almeno proviamo a diventare.
Rientrata da una scintillante cornice omenita mi sono ricalata con nuova forza, determinazione ed entusiasmo nella mia realtà milanese sentendomi un poco più cittadina del Mondo.
Tra i più speciali appuntamenti che una situazione lavorativa possa riservare, sicuramente si può annoverare un servizio fotografico studiato apposta su di me e sui luoghi più evocativi della mia vita.
Ho sempre amato la fotografia e forse sarei stata un’ottima fotografa io stessa. Come ho già detto in passato, le foto sono come luci che si sono impresse nelle nostre anime, fissando momenti indimenticabili; come se cristallizzassero per un istante l’io che eravamo un tempo, tessendo così un lungo filo di ricordi e reminiscenze con cui piano piano saremo in grado di ripercorrere la storia della nostra vita.

Sono una fanatica degli album dei ricordi, ebbene sì, e i ricordi sono composti da tante cose: musiche, profumi, carezze, emozioni, luoghi e immagini che immediatamente ci riportano a sensazioni che pensavamo ormai dimenticate.
In questa breve estate di San Martino ho ripercorso luoghi e situazioni a me familiari e legati a momenti diversi della mia vita. Partendo da uno scatto allo specchio emblematico di una volontà di analisi interiore – piuttosto che un’evocazione alla Dorian Gray – ho pensato innanzitutto di recarmi in cantiere, in uno dei cantieri edili che hanno costellato la mia giovinezza, i cui ricordi non possono che riportarmi alla mente l’immagine fiera di mia madre, ma anche quella del mio prematuramente scomparso papà.

Tra uno scatto abbracciato ad un vecchio comignolo e uno smagliante sorriso munito di caschetto e guanti d’ordinanza, ho ripensato a quanto sono felice di essere qui a poter portare avanti ciò che un tempo mi fu tramandato senza alcun merito. E’ lo spirito imprenditoriale che anima le persone e che le porta a voler trasferire qualcosa di sé stessi ad altri, forse è un sano egoismo, una voglia non del tutto celata di sopravvivere alla propria morte, ma sicuramente è anche una spinta di grande vitalità e uno stimolo a costruire. Già il termine costruire è ampiamente evocativo.
Passo, munita di borsa d’ufficio alla vecchia maniera degli yuppies anni Ottanta, e, attraversando la strada, mi reco impettita verso ciò che fu l’emblema della mia giovinezza: la mia università tanto amata, tanto odiata, mai come ai giorni nostri tanto citata. E mi ritrovo in via Luigi Bocconi.
Mentre mi appoggio languidamente ad un pilastro del porticato ripenso, a quanti sogni avevo nel mio essere ragazza e a quanti sforzi, ore di studio e sottolineature di libri mi sono serviti per coronare almeno in parte ciò che tanto caparbiamente desideravo.
Intanto il fotografo scatta, ma la mia mente si perde nel ricordo di un’università spensierata, allegra e goliardica, ma allo stesso tempo impegnativa e irta di ostacoli che ho voluto superare con grinta, ma comunque molto diversa dal clima odierno e dall’irreggimentazione che scorgo guardandomi intorno.
Non avrei mai creduto che la moda, la fotografia, il social potessero servirmi a rivivere momenti così intimi e profondi. Istanti che forse credevo perduti, e a cui non facevo visita ormai da un po’. Probabilmente li avrei ancora tenuti nascosti a me stessa, se non mi fossero state chieste foto reali e significative che potessero caratterizzare un percorso di “vita vissuta”.
Molte bambine, oggi donne, avrebbero pensato alle bambole e ai pasticcini. Io da sempre ho avuto sogni che mi hanno spinta a realizzare appieno la mia natura poliedrica: quella di donna, moglie e madre, ma anche quella di “avventuriera della vita”. Lo stesso istinto che da sempre mi fa andare “un po’ più in là”, sperimentando, provando, osando, magari mantenendo dei vecchi traguardi, ma sempre con la coscienza che senza impegno e senza una quotidiana lotta per reinventarsi e progredire si arrivi solo ad uno sterile ripiegamento sui nostri egoismi.

Questa voglia di fare e di mettersi in gioco penso che sia l’elemento fondamentale che tutti noi dobbiamo cercare di far emergere, soprattutto in questo momento storico. E in particolare sono convinta che sia fondamentale trasmettere questo spirito positivo e agguerrito ai nostri ragazzi, per condurli in una crescita prima di tutto interiore, capace con l’amore per la vita stessa, per la felicità e per la sua ricerca, di sanare tanti degli “acciacchi” del contesto socio-economico in cui stiamo vivendo.

Gabriella Magnoni Dompé