Meriam Ibrahim, prima giù all’inferno e ora finalmente libera di vivere e di amare

Patrizia Eremita
19 agosto 2014

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É una storia che si è conclusa finalmente bene poche settimane fa quella di Meriam Ibrahim, una giovane donna sudanese di religione cristiana, che dopo la condanna a morte per apostasia a Khartoum, un grande lavoro diplomatico e una forte campagna internazionale per la sua liberazione condotta da alcuni paesi (tra cui l’Italia) è arrivata in Italia con il marito e i 2 figli dopo la tanto attesa scarcerazione.

Nata da padre musulmano, si è convertita quando ha sposato il suo grande amore Daniel Wadi, cristiano. Sono proprio i suoi familiari a denunciarla e Meriam viene arrestata e condannata a morte per adulterio e apostasia nel suo paese, il Sudan. I due figli nascono in carcere  e resteranno con lei dietro le sbarre, una storia che ha destato anche rabbia e sconcerto per le condizioni riservate alla donna, per aver partorito in catene e costretta al buio di una cella sporca con i suoi piccoli.

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L’unico errore di Meriam era stato quello di scegliere di amare un uomo di religione diversa dalla sua, Daniel, che lei ha voluto sposare abbracciando la religione cristiana. Ad attenderla al suo arrivo a Roma lo scorso 24 luglio anche Papa Francesco che abbracciandola l’ha ringraziata per la sua testimonianza di fede e costanza. «Spero di trovare negli Stati Uniti la stessa accoglienza che ho avuto qui a Roma, dove sono stata come in famiglia» ha detto salutando l’Italia.

Una storia difficile quella di Meriam che inizia una nuova vita con suo marito e i loro due figli negli Stati Uniti, loro destinazione dopo il passaggio a Roma. Ad aspettarli nel New Hampshire i parenti del marito Daniel che daranno loro il sostegno e l’aiuto che sarà necessario per cominciare un nuovo capitolo della loro vita insieme.

La sua storia ha commosso, e poi riempito di gioia. Meriam e la sua famiglia, finalmente liberi, possono ora cominciare una nuova vita e noi ci auguriamo che questo nuovo inizio sia per loro pieno di serenità.

Patrizia Eremita
www.mammaelavoro.it