Arte

MiArt 2015: Milano e l’ambizione internazionale

Luca Siniscalco
5 febbraio 2015

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MiArt è sempre più internazionale. A promuovere questo non casuale indirizzo organizzativo e culturale è Vincenzo de Bellis, Direttore Artistico della fiera milanese, giunta ormai alla sua ventesima edizione. La fiera internazionale d’arte moderna e contemporanea è quest’anno destinata a fronteggiare un momento particolare per il capoluogo lombardo, in fremito a causa dell’Expo, polarizzato fra aspettative e timori, opportunità e rischi, ottimismo e scandali.

MiArt 2015 si muove su una piattaforma collaudata: si tratta di un’iniziativa ormai affermata nel panorama culturale meneghino e l’evento, che si terrà dal 10 al 12 aprile 2015 negli spazi di Via Scarampo, non può che richiamare attenzione e ingente afflusso di pubblico.

La passione di de Bellis aspira tuttavia a un continuo superamento dei risultati raggiunti. In questo terzo anno d’incarico il Direttore Artistico ha promosso l’aumento di adesioni in qualità di espositori delle gallerie internazionali, ben 72. A dare lustro a MiArt gallerie dal prestigio mondiale quali Gavin Brown Enterprise di New York, Pilar Corrias di Londra e Christian Stein di Milano.

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De Bellis non dimentica tuttavia le radici milanesi dell’evento, ricordando il ruolo imprescindibile della città che fu sede del modernismo di Giò Ponti, Portaluppi e Fontana, nonché capitale dell’avanguardia futurista: “É stato fatto un importante lavoro sullo storico contemporaneo attraverso lo studio di archivi e artisti storici italiani. In fiera abbiamo creato sezioni ad hoc, una è “Then Now”, luogo dove storico e contemporaneo si fondono. Si tratta di 9 stand che ospitano, a coppie, 18 artisti. Ogni spazio prevede la compresenza di un artista contemporaneo e di uno moderno”.

L’obiettivo dell’evento è stato dichiarato da Enrico Pazzali, AD di Fiera Milano, alla conferenza stampa di presentazione della medesima: “I visitatori l’anno scorso sono stati quarantamila, per quest’anno puntiamo a superare i cinquantamila”.

Scopo lodevole – questa la nostra personale nota a margine –, purché venga garantita la sua subordinazione alla centralità dell’Arte. Sì, con la A maiuscola. Quella che quest’epoca negletta tanto spesso scioglie nelle paludi informi delle “arti”, presunte o tali che siano.


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