Cinema

Midnight in Paris: Woody Allen, incontestabile poeta

Giorgio Merlino
6 dicembre 2011


Il “sogno” di ogni americano che si rispetti è quello di intraprendere un lungo viaggio attraverso la sempre affascinante Europa; Woody Allen ha voluto dare sfogo a questo desiderio e l’ha fatto grazie ai suoi ultimi capolavori.
Londra, con “Match Point” e Barcellona, con “Vicky Cristina Barcelona”, sono state le prime tappe del tour, Midnight in Paris ci conduce questa volta in una Parigi senza tempo e il tragitto si concluderà presto con l’atteso “Nero Fiddled”, niente meno che a Roma.

 

Gil Pender è un’importante sceneggiatore che, stanco del proprio lavoro e smanioso di completare il proprio romanzo, desidera abbandonare la frenetica vita hollywoodiana per farsi ispirare dalla città dei suoi sogni, Parigi.
Esattamente come nel caso della fiabesca Cenerentola, Gil si trova in qualche modo vessato dall’oppressivo realismo della futura moglie Inez e dallo snobismo di suoceri e amici.
Perdutosi durante una passeggiata per le viuzze parigine, allo scoccare della mezzanotte Gil cambierà per sempre vita; invece di perdere la scarpetta, l’aspirante romanziere salirà a bordo di una bizzarra auto con apparenti estranei, che lo trasporterà direttamente nei gloriosi anni venti parigini.
Immerso in un fervore culturale ormai scomparso, Gil trascorrerà le notti in compagnia dei festaioli Zelda e Scott Fitzgerald, farà amicizia con Hemingway, accetterà consigli dal folle Dalí e conoscerà l’incantevole Adrianna, ex compagna di Picasso e Modigliani.
Tra i due nascerà un’idilliaca storia d’amore, ma benché “senza tempo” non sarà senza fine; l’insoddisfazione nel presente prima o poi colpisce tutti e Allen lo sa bene.

 

Midnight in Paris, inaugurando il Festival di Cannes 2011, aveva già ricevuto ottime critiche e non è difficile capirne il motivo.
Il malinconico regista newyorkese viene questa volta affiancato dal solare Owen Wilson, quasi volesse al suo fianco un personale alter ego.
Una sorpresa a dir poco inaspettata nel vedere l’attore in perfetta sintonia con la storia; recitazione di ottima fattura, anche se plasmata come sempre dallo stesso Allen, con le sue particolari movenze e mimica.
Arduo è invece comprendere il motivo che abbia spinto il ben poco incompreso genio del regista a insistere così assiduamente affinché Carla bruni facesse parte del suo cast; a dir poco anonima, la first lady italo-francese lascia abbastanza a desiderare.
Viaggi attraverso differenti dimensioni temporali, contrasto tra sogno e realtà e molta ironia, in aggiunta ad un’eccellente fotografia e una sceneggiatura straordinaria, sono gli ingredienti che fanno di questo film un’imperdibile capolavoro.

 

Giorgio Merlino


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