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Milan, misteri e realtà: da Balo a Bacca, il nome della resa

Riccardo Signori
14 marzo 2016

Carlos Bacca

Il Milan fa classifica solo per i pali colpiti. In campionato sono 10 e gli valgono un terzo posto dietro  Roma (13) e Juve (11). Ma i pali non sono finiti tra le ruote delle altre due. Anzi. La Juve vive una stagione felice. La Roma, in attesa dell’Inter, ha ritrovato la felicità del buon gioco e dei risultati. Negli ultimi week end il Milan è andato a sbattere contro la provincia del pallone, quasi un libro che va richiuso. Basta così, ne abbiamo viste troppe: dicono i tifosi. Ma anche gli amanti del calcio: questo Milan fa pietà più che tenerezza.

 Milano si dibatte nelle sue tormente. Inter nell’eterno essere o non essere, Milan dispensatore di illusioni verbali. La stagione ad alti e bassi nerazzurra è stata la miglior medicina per non distruggere l’immagine milanista. I mali del Milan sono riassunti in una frase che Sinisa Mihajlhovic avrebbe sussurrato in tribuna, eppoi  smentita dall’ufficio stampa rossonero: con questa squadra non è possibile fare di più. Perfetto realismo, che solo la propaganda rossonera non può accettare. Stranezze di un grande club: se qualcuno parla chiaro finisce nell’angolo. E’ finita nell’angolo Barbara B. , figlia del padrone, l’unica che abbia avuto l’onestà di raccontarla: al massimo siamo da zona Uefa. Finirà con le valigie fuori dalla porta anche l’allenatore, che non piace a Silvio B. perché fa giocare la squadra nell’unico modo possibile, al di là di vecchi romanticismi e manie di grandezza. Per ora Mihajlovic è l’unico da 6, società e squadra sono da 5. Il tecnico non sta nell’eccellenza, ma almeno ha  affrontato e risolto diversi problemi.

Mario Balotelli

Mario Balotelli

Silvio B. e Balotelli sono le immagini di una stagione così sconsolata del mondo rossonero. Il presidente promette quello che non può, magari spende ma spende male, immagina sogni di gloria che solo calciatori di alto rango possono regalare. E al Milan non ci sono giocatori di grande qualità. Nemmeno grandi combattenti, ad ascoltare le ultime accuse di Abbiati e Abate. Il dito puntato dei grandi vecchi dimostra uno spogliatoio non perfettamente saldo, increspato da presunzione e personalismi che fan venire da ridere, visti i risultati. Sono anni che il Milan sembra diventato l’Inter del primo Moratti, quella ante Mancini-Mou. La voglia di riscatto va messa sul campo. Ignazio Abate e Christian Abbiati ne hanno dimostrato le intenzioni. Non così Balotelli, cartolina sventolata davanti al naso di tifosi che qualcuno ritiene pesciolini dalla bocca larga. SuperBalo è tutto quanto la gente non vorrebbe vedere nella propria squadra: un giocatore indolente, mai deciso a metterci cuore, corsa e anima, al quale non deve nemmeno piacere il giocare al pallone: arte per la quale viene profumatamente pagato. Ne intravedi la qualità tecnica, che fa pari con le promesse di un presidente che vede scudetti e Champions dove gli altri immaginano erba arida. Balotelli è il simbolo del calcio che ti fa spegnere la Tv. Ma al Milan hanno voluto farne una scommessa: fallita.

 Negli ultimi mesi la squadra ha trovato una dignità calcistica che non aveva prima, ma a prezzo di un grande spirito di sacrificio, della voglia di correre e lottare. Difesa e centrocampo sono migliorati, invece l’attacco si è schiantato nelle cilecche più disastrose. Carlos Bacca ha chiarito di essere un centravanti a tempo: ha infilato gol su gol mostrando di non saper fare altro. Ora che la vena è in stand by è una palla al piede. Gli altri sono peggio. Per assurdo, il Milan ha vinto più partite e segnato più gol in presenza di Niang, che non è un fenomeno ed ora è infortunato.

 Tutto questo dice tanto sul futuro di un attacco che ha in Jeremy Menez e in SuperBalo due individualisti senza speranza e in Luiz Adriano uno dei grandi misteri della stagione.


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