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Arte

Milano: Basquiat arriva al Mudec

Elisa Monetti
12 novembre 2016

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Jean-Michel Basquiat sarà al Mudec fino al 26 febbraio. Il Museo delle Culture di Milano dedica le sue sale a un artista che ha scalato l’Olimpo del panorama artistico americano del secondo Novecento con una rapidità stravolgente, diventando, appena ventenne, “la mascotte di Andy Warhol”, a detta del New York Times quando  i due artisti, già legati da stima e amicizia, cominciarono a  lavorare a quattro mani per una mostra a Zurigo.

Di origini haitiane per parte di padre e portoricane per parte di madre, Basquiat nasce e cresce nella New York degli anni ‘70 e ‘80, anni di ribellione, anni in cui i giovani cominciano a denunciare tutto ciò che fino ad allora era rimasto taciuto. Come Jim Morrison prima di lui e Amy Winehouse dopo, cade vittima della maledizione dei 27, morendo prematuramente per una overdose di eroina.

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Ma non è certamente solo il tragico epilogo di una vita tormentata a consegnarlo alla storia, insieme a Keith Haring,  come uno dei più importanti artisti del graffitismo americano. Sono le sue immagini: volti  dannati, per mezzo dei quali racconta  in un solo, crudele sguardo, l’energia vorace della New York dei suoi contemporanei e le radici di schiavitù dei suoi antenati.

Sono circa 140 le opere esposte, tutte datate tra il 1980 e il 1987, periodo di maggiore fertilità creativa di Basquiat che, lasciati nel 1978 gli studi – ritenuti inutili – presso la prestigiosa City-as-school di Manhattan, si dedica totalmente alla sua arte che parla di umanità e conflitti razziali, attirando l’attenzione dei più grandi suoi contemporanei, tra cui Warhol.

È proprio il maestro della pop art americana a prenderlo sotto la sua ala, portandolo qualche anno dopo nella sua Factory e riservandogli sempre un certo riguardo, rispettoso del suo stile crudo e rozzo e delle sue tematiche forti e graffianti.

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La morte inaspettata di Warhol nel 1987 rappresenta l’inizio della fine per Basquiat, sia in senso artistico – i critici e i mercanti paiono non più particolarmente interessati al genere -, sia in senso umano, l’uso di droghe si fa sempre più pesante e si rivela inutile il tentativo di disintossicazione del 1988.

Un uomo che, prima di essere maledetto dall’abuso di sostanze stupefacenti e dalla società malata dei suoi tempi, è prima di tutto un artista, i cui quadri che ricordano insieme l’Art Brut e i disegni dei bambini parlano con chiarezza di disagio e ribellione, volti muti che gridano parole cancellate, dannati come anime dell’inferno che hanno perso la fede nella pace eterna ma non la speranza che qualcuno li ascolti.

 

Jean-Michel Basquiat
28 ottobre 2016 – 26 febbraio 2017
MUDEC, Via Tortona 56, Milano
Orari: lunedì 14.30-19.30; martedì / mercoledì / venerdì / domenica 09.30-19.30; giovedì / sabato 9.30-22.30.


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