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Milano è creativa

Martina D'Amelio
3 aprile 2015

milan

Calo della creatività? Noia e ripetitività? Per Business of Fashion non sfilano di certo alla Milan Fashion Week. Mentre l’Italia della moda si piange addosso, ci pensa una delle fonti più autorevoli del web a prendere le sue difese.

Il merito è principalmente di Federico Poletti: l’eclettico editorialista e scouter di talenti catalizza in un articolo su BoF (in inglese) l’attenzione sulle novità, in termini di designer, apportate in tempi recenti dalla Milan Fashion Week. Niente di paragonabile al vecchio, trito ritratto che ne hanno dato gli altri magazine mondiali (d’altronde sembra che l’avanguardia, da qualche tempo, abiti solo a Parigi, anche se non si è ben capito a quale indirizzo). E se l’Italia è e sarà sempre culla della tradizione, questo non vuol dire che non sia capace di innovarsi.

Di esempi Poletti ne riporta a bizzeffe, da Gabriele Colangelo al duo Aquilano.Rimondi, da Andrea Incontri ad Andrea Pompilio. E poi ci sono gli accessori di Giancarlo Petriglia e Benedetta Bruzziches, e l’universo di Vivetta Ponti che ha debuttato all’Armani/Teatro proprio lo scorso febbraio. Solo alcuni dei nuovi campioni del made in Italy che hanno creduto nella loro creatività e hanno osato fare impresa, nuove leve orientate all’obiettivo: una moda giovane, contemporanea, in grado di unire tradizione e innovazione come solo l’Italia sa fare (perché con incentivi sottozero e produzioni a costi altissimi, innalza al pari e a volte più dei grandi stilisti gli standard qualitativi).

Se nessuno tranne Poletti (e pochi altri) se ne è accorto, probabilmente la colpa però è anche un po’ dei giornalisti. Che corrono per raggiungere il posto riservato alla sfilata dei big della Fashion Week, e si perdono gli eventi collaterali come le fiere del nuovo (il White, il Super, il MiPap). Che scrivono con attenzione la recensione della sfilata del grande stilista e liquidano con una gallery online la prova di talento di un designer emergente come Alberto Zambelli. E cosa pretendiamo da oltreconfine se i primi a sminuirci siamo proprio noi? Forse la strada maestra della creatività va ricercata nelle retrovie. E se i primi ad indagare ed esaltare le novità della nostra Fashion Week saremo proprio noi, forse anche gli altri se ne accorgeranno.


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