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Milano stop and go: Inter e Armani crolli, Bacca e Milan sogni

Riccardo Signori
1 febbraio 2016

 

Carlos Bacca

Carlos Bacca

Per fortuna che Milano c’è. Nel bene e nel male. Derby da sensazioni ed emozioni forti. Poi c’è la Milano del basket, targata Armani, che si fa sbattere da Avellino dopo 41 successi consecutivi casalinghi nella stagione regolare. Non bello, ma fa colpo.

 Milano che non vuole trascinarsi nell’anonimato: Milan e Inter ce lo dimostrano. Bastano due centravanti per cambiare una storia. Mauro Icardi che sbaglia un rigore e conclude la autodemolizione dell’Inter.  Carlos Bacca, con quella faccia da arancia matura, che ti sorride e spacca la partita dell’Inter mandando in orbita quella del Milan.

Mauro Icardi

Mauro Icardi

Milano stavolta non parla di Milan con il muso, perfino Berlusconi si è fatto fotografare sorridente nello spogliatoio, piuttosto di crisi Inter e Mancini, magari di crisi fra Mancini e l’Inter. Il Milan ha raccolto (16 punti in 9 partite), si è ritrovato rovistando nel cassetto dell’orgoglio. Non fantastico nel gioco, e nemmeno nei giocatori, però ha sfruttato le opportunità. Milan dotato di un centravanti vero, quello vecchio stile al quale davi il pallone perché facesse rete che, poi, al resto pensavano gli altri. Bacca non sa fare molto altro, ma annusa il gol stile Inzaghi. Forse la miglior fotocopia del Pippo gol di antica memoria.

 Il Milan si è rifatto sotto in classifica grazie alle sue reti, domenica tre tiri un gol: così si fa. Centravanti da specie protetta. Bacca fa sognare il Milan, poi ci sono partite da giocare: potrebbero riportarlo al limite della classifica per il terzo posto. Se le altre rallentano ancora… . Mihajlovic si sente rassicurato in panchina, almeno fino al termine della stagione. L’ orizzonte non può andare oltre, conoscendo le manie del padrone di casa Milan. Meglio spendere danari per buoni giocatori piuttosto che cambiare allenatori: una volta era la legge del Milan, oggi solo una speranza.

 Un girone di campionato per cambiare la faccia di Milano. L’Inter, che andava veloce e leggera nel vento, ora è un galeone pieno di falle e senza vele. Crisi vera, un mese di beffe, dannazioni e irritazioni. Mancini finito fuori giri sia nel gestire la squadra, sia nel gestire i nervi suoi. Inter da 5 punti in 6 partite, sul limite dell’affondamento. Se non fosse Mancini (leggi costi alti) ci poteva stare l’idea di una separazione. Sembra che il tecnico non ci capisca più niente, ha perso la magia della bacchetta. La squadra si è sciolta, la forza difensiva è tornata ad essere il burro degli anni passati, il centrocampo non ha idee e nemmeno forza fisica. Gli attaccanti tirano poco e male. Il rigore sbagliato da Icardi ne è un simbolo. Il dito mostrato da Mancini ai tifosi, il segno della resa al vecchio Mancio: al diavolo, appunto, lo “english style”. Juve e Napoli si giocheranno lo scudetto. L’Inter rischia perfino il terzo posto. Impensabile fino a un mese fa.


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