Sport

Modena e Toni, storie da grandi

Riccardo Signori
9 maggio 2016
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Luca Toni

Modena che torna, Luca Toni che se ne va. Storie che corrono sullo stesso Appennino. E mettiamoci anche il Sassuolo che si prende l’oscar della sorpresa calcistica: potrebbe andare in Europa al posto del Milan. Modena che torna è quella della pallavolo, nata sugli almanacchi con il simbolo Panini, ora si è trasformata in Dhl, ma sempre quella è. Modena della pallavolo che ha inanellato scudetti sotto rete, anzi è la squadra che ne ha vinti di più, ma da 14 anni non ci prendeva. Ora i titoli nell’albo d’oro saranno 12, quest’ultimo rivinto nello stesso giorno 8 maggio, festa della mamma, in cui venne conquistato quello del 2002. Ed anche il tecnico non è cambiato: Angelo Lorenzetti vinse , se ne andò, è tornato quattro anni fa ed ha rivinto. Ora se ne andrà ma a tenere a bada la ciurma resterà Catia Pedrini, la presidentessa che usa le unghie quando serve graffiare per difendere idee e scelte. Poi ci sono i protagonisti: i brasiliani Bruno e Lucas, l’azzurro Luca Vettori, il francese Ngapeth, il libero Rossini.

 E Modena è tornata grande proprio nel giorno in cui Luca Toni, quel ragazzo sceso dall’Appennino, leggi Pavullo nel Frignano, ha fatto una cosa alla Totti ed ha detto addio al calcio. Un rigore tirato col cucchiao per far vedere che il piede non è invecchiato, quel numero 9 sulla schiena come il simbolo di un destino che lo ha accompagnato lungo i suoi 324 gol, una storia da giramondo del pallone, quattro volte capocannoniere tra serie A, serie B e Bundesliga, campione del mondo con l’Italia nel 2006: a 38 anni ha chiuso la valigia con un bel gruzzolo di ricordi e di soddisfazioni.

Catia Pedrini

Catia Pedrini

 Certo,  finire con il frizzantino di un gol del “non ti scordar di me”, servito a battere la Juve, ma con il Verona rispedito in serie B non è stata festa perfetta. Il pallone ti fa vivere tra alti e bassi e, nella discesa, Toni ha trovato un sorriso per dirsi ciao. Goleador meno acclamato di tanti, ma che non ha mai tradito. Ha vinto un solo scudetto, però in Germania. Ed ha chiuso con il calcio facendo una cosa ”da ragazzo non proprio normale”. Ammissione di grandezza, più che di colpa. ”Perché- ha soggiunto- per fare cose belle bisogna rischiare”. In quattro parole spiegata l’essenza dello sport e di una carriera.

 Ma nel modenese sono abituati al bello e rischioso. Che altro dire del Sassuolo? Squadra che chiede al gioco e a giocatori giovani e di talento il piacere di goder calcio. Da quando è arrivato in serie A non ha deluso. Ed ora tenta l’approccio al gradino superiore: alle spalle il Milan, davanti agli occhi l’idea di andare in Europa. Non sarà facile, ma quest’anno l’oscar della sorpresa è già conquistato. Per padrone un tifoso del Milan, forse l’unica pecca di una conduzione societaria. Eusebio Di Francesco, l’ allenatore, è perfetto per guidare squadre senza campioni, al massimo campioni in divenire. Infine quel gruppo di ragazzi indiavolati, qualche vecchione e molti giovani talenti: Berardi sopra tutti. Basta una vittoria ancora, non sarà facile perché ci sarà di mezzo l’Inter. Però le vie del pallone, e le follie nerazzurre, sono infinite. Ma l’Inter potrà mai contrabbandare una sconfitta per il piacere di sgambettare il Milan? La legge dello sport direbbe no, quella del tifo non si sa.


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