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Moderna e chic, la petite robe di Chiara Boni conquista gli USA

staff
17 settembre 2012

Comoda e versatile, trasformista, ma sempre elegante. La Petite Robe di Chiara Boni risponde alle richieste di una donna moderna e viaggiatrice, impegnata con un lavoro che richiede un abbigliamento sobrio, ma pur sempre molto femminile. Interpretando così le esigenze della donna moderna, la stilista ha messo a punto una linea che soltanto nel 2011 ha visto un aumento del 90% del proprio fatturato e che mira a crescere ancora.

“Penso che l’idea iniziale – racconta Chiara Boni – sia stata un’idea giusta. E’ venuta a me perché sono una donna che lavora e che viaggia e quindi ho avuto nel tempo l’esigenza di restringere sempre di più i miei bagagli, di restringere i miei armadi, perché anche quelli al metro quadro ormai costano moltissimo, e soprattutto non avere più quelle valigie fatte, come avevo io da ragazza, con la carta velina, con tutto piegato per bene da qualcun altro. Io caccio gli abiti in valigia e quando la apro voglio trovarla in forma. Oltretutto, negli alberghi non c’è più nessuno che stira, né d’altra parte io ho tempo di stirare”.

Insomma ”tutto nasce da una esigenza mia che, secondo me, convince anche tante altre donne. Avere un vestito che puoi portare dalla mattina alla sera, cambiare gli accessori, è facilissimo da gestire, non lo devi stirare, lo riusi, facilita la vita. E la vita oggi deve essere resa più facile. E’ già complicata”.

Intanto, conti alla mano, le stime relative alla chiusura di questo anno in corso sono ”sui 5 milioni e mezzo. Posso capire – sottolinea la stilista.- che sembri una cifra piccolissima, ma per noi è enorme visto che siamo partiti tre anni fa, con un giro d’affari di 290mila euro”. Tra i mercati di sbocco ”quello americano ci sta dando veramente moltissima soddisfazione. Ha il 90% di sell out. Le donne americane ne vanno pazze”.

Tra queste Britney ”che a X Factor in America ha indossato un nostro vestito. Anche Cindy Crowford l’altro giorno in tv. E pensare che non abbiamo PR in USA e le loro scelte sono state autonome. Una cosa che sta crescendo come passaparola”.

Per Chiara Boni che è stata un pilastro della moda italiana, l’evoluzione del modo di ‘fare moda’ è notevolmente cambiato nel corso degli anni. ”Ora – racconta – sto facendo una collezione che è composta da un unico tessuto. In vari pesi. Adesso ho inserito un secondo tessuto in collezione: un jersey più leggero d’estate e uno più pesante d’inverno”. Si tratta, precisa, di un brevetto italiano. ”Certo che fare una collezione con un unico tessuto è molto diverso da prima quando ne utilizzavo 30, per il capospalla, la giacca, il pantalone? Ora è tutto lo stesso materiale, anche se non sembra. Oggi lavoro molto più sulle forme, sul disegno e pochissimo sui tessuti”.

Per quanto riguarda le prospettive future e i mercati di sbocco, ”abbiamo iniziato quest’anno a vendere in Russia con un piccolo successo iniziale. Attendiamo la risposta dei negozi al momento della vendita. Siamo valutando di aprire al mercato asiatico, senza fretta, perché abbiamo un’ottima flessibilità come azienda. Riusciamo a riassortire in 40, 45 giorni anche in quantità abbastanza elevate in America, per esempio con colori a campione. Un lavoro molto flessibile, che rappresenta un cambiamento molto importante nella moda. Non vogliamo perdere questa capacità. Quindi stiamo cercando di aprire al mercato, ma con circospezione”.

Ed essere ‘made in Italy’, secondo Chiara Boni ”ancora oggi conta tantissimo. E’ importante avere in mano un tessuto italiano: mi dà delle garanzie. Uso un tessuto che è un poliammide, ma è ecojersey lo stesso, perché è lavorato rispettando l’ambiente. Spesso di parla di materiali naturali, ma non si sa come sono stati trattati. Il cotone potrebbe essere stato cresciuto con talmente tanti erbicidi che è difficile spurgarlo. Io sono felice di lavorare con qualcosa che so cos’è e soprattutto con la manodopera italiana che è la prima, prima, prima al mondo”.

 

Fonte: ADNKronos


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