Leggere insieme

Mog, la gatta distratta

Marina Petruzio
7 gennaio 2017

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Nell’Ottobre 2016 Mondadori pubblica due albi del 1970 inediti in Italia, scritti e illustrati da Judith Kerr, autrice ebrea, tedesca di nascita cresciuta in Inghilterra, dove vive tutt’ora: Mog, la gatta distratta – prima avventura di una serie di racconti che vedono protagonista una micia molto particolare –  e Una tigre all’ora del thè, un best sellers della letteratura per l’infanzia di cui abbiamo parlato qui.

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La storia di Mog è una storia semplice e colorata, la cui protagonista è una gatta di casa.

Una specie di vecchia signora, morbida e tonda, grigia tigrata con quattro calzetti, pancia e muso spruzzato di bianco, un po’ sbadata, molto dolce ma non troppo sveglia, che Judith Kerr, come racconta in un’intervista, da grande amante dei gatti, coglie nella sua essenza grazie proprio alla convivenza con loro, all’osservazione del loro comportamento, dei loro giochi, del loro essere furbi e sapersi accattivare l’amico umano anche facendo un po’ finta e solo per farsi amare di più!

Ciò che racconta è per cui quasi tutto vero e chiunque abbia avuto un gatto, o lo abbia ancora, vi riconoscerà  Mog, la gatta sbadata e dimentichina della famiglia Thomas, che incontriamo subito dopo gli sgargianti risguardi dell’albo.

Prima Nicky, il piccolo di casa, ritratto in un momento tutto suo con Mog in atteggiamento da fusa; nella pagina successiva Debbie, la più affezionata a Mog, quella che cerca sempre di giustificarla e di assecondarla anche quando esagera un po’! Mog in un bellissimo primo piano a lei completamente dedicato e poi finalmente, girando ancora pagina, un ritratto di famiglia ci introduce anche la signora e il signor Thomas – Mog è ancora in primo piano…deve essere anche un po’ vanitosa questa vecchia signora sbadata!

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Mog vive con la famiglia Thomas nella loro casa. Lì ha la sua ciotola della pappa, che a volte però dimentica di aver mangiato, un bel giardino nel quale giocare, rincorrere gli uccellini, arrampicarsi sugli alberi (peccato che a volte si dimentichi che i gatti non sanno volare!) e annusarne i profumi delicati. E anche una porticina tutta sua per andare e venire con facilità dal giardino, ritagliata direttamente nella porta d’ingresso della casa dei Thomas. Peccato che un giorno se ne scordò e da allora non se ne ricordò più. Questo complicò decisamente le cose. Mog non sapeva più come fare soprattutto a rientrare a casa quando era stanca dopo i giochi in giardino o quando incontrava un cane in un giorno di pioggia torrenziale fermo lì sul marciapiede o quando spaventata doveva correre fuori, nel cuore della notte perché Debbie aveva fatto un brutto sogno e si era messa a urlare mentre lei sonnecchiava nel suo caldo letto dopo averle leccato per bene i lunghi capelli che proprio le ricordavano la pelliccia di un cucciolo! Fu proprio così che Mog dimenticò che Debbie non era un gattino!

La sua sbadatezza la portava a essere una vera pasticciona e i Thomas spesso si guardavano sospirando Che gatta combinaguai!

Da quel giorno di particolare perdita di memoria, dopo aver corso spaventata di qui e di là nel tentativo di trovare un ingresso a casa, Mog decise che la finestra della cucina poteva essere un buon  compromesso tra quello che non ricordava di aver avuto e usato sino a pochi giorni prima e la deliziosa casetta, là dentro, con quegli angoli così accoglienti nei quali fermarsi un attimo per un riposino – la sedia dove la mamma appoggiava sempre il suo cappello! O la tiepida televisione dove abbandonare mollemente la coda proprio sul più bello di un incontro particolarmente eccitante di box!

La finestra della cucina era una cosa che si apriva e chiudeva e faceva proprio al caso suo…i vasi di gerani? Bè una cosa è certa: la sua famiglia sapeva sempre dove Mog era passata o dove usava sedersi!

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Ma la notte in cui scappò come un fulmine dal letto di Debbie nessuno a casa Thomas la potè mai scordare. Nel giardino Mog era molto triste, là fuori tutto era molto, troppo buio. Il giardino era buio, la casa dentro era buia, i pensieri dentro la piccola testolina di Mog erano bui, molto bui.

Sino a che…un piccolo fascio di luce, proveniente da dentro casa, la indusse a muoversi dal suo nascondiglio dentro la siepe del giardino. Sì, forse quell’uomo – quello sconosciuto dentro casa, con una coppola sul capo, una strana benda sugli occhi e una maglietta a righe, come tradizione vuole indossata da ladri e marinai – potrebbe forse farmi entrare! Così Mog miagolò forte.

E fu così che Mog da quella sera divenne una gatta da guardia, ottenne una medaglia per il suo coraggio e un uovo ogni mattina a colazione e i Thomas cominciarono a guardarsi orgogliosi dicendo Che gatta eccezionale!

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La narrazione ambientata in casa Thomas, in una situazione riconoscibile dai piccoli lettori anche sprovvisti di gatta.  La semplicità delle illustrazioni che non caratterizzano mai in modo particolare nessun oggetto: un tavolo è un tavolo, la sedia è una sedia, così come la televisione. Così come potrebbero disegnarla loro, i bambini.  Le azioni domestiche e quotidiane del giocare seduti per terra con una macchinina rossa, in cucina dove la mamma è impegnata a cucinare, del gioco a palla in giardino o del dormire. L’indossare calzetti a righe dai colori sgargianti, pigiami in jersey dai piccoli disegni e avere una coperta patchwork sul letto, sono tutti elementi che rendono famigliari, intime e possibili nel tempo le storie di questa autrice per così tanto tempo assente dal nostro panorama editoriale.

E poi c’è Mog, certo! Così espressiva, così vera che sembra la nostra gatta…anche se una gatta vera, in pelo e ciccia non ce l’abbiamo! Ma questo fa parte del fascino delle storie narrate anche per illustrazioni!

 

Mog, la gatta distratta
di e illustrato da Judith Kerr
Traduzione Augusto Macchetto
Mondadori
Euro 15,00
Età di lettura: per tutti


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