Arredamento

Il mondo LASVIT raccontato da Humberto Campana

Davide Chiesa
17 maggio 2016

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Tra i tanti mondi del design che ho incontrato nello scorso Salone del Mobile, ne ho scelto uno che, per innovazione e fascino, per me non ha molti rivali: è LASVIT, un’azienda che ha sede in Repubblica Ceca che ha raccolto quasi dieci anni fa la sfida di mantenere viva la tradizione del vetro soffiato di Boemia e che, con intelligenza e un po’ di follia, ci offre ogni anno qualche vera sorpresa. Vi racconto quelle di quest’anno attraverso le parole di un protagonista molto interessante: Humberto Campana che, con il fratello Fernando, presenta una collezione di oggetti da tavola dai colori accesi e divertenti.

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La collezione Candy cresce quest’anno con dei nuovi pezzi sempre molto colorati, avete scavato nei vostri ricordi d’infanzia per trovare ispirazione?
Io e Fernando ci siamo sempre definiti dei raccontatori di storie e in questo caso abbiamo voluto raccontare il fascino che abbiamo provato durante la nostra prima visita nei laboratori dei vetrai in Repubblica Ceca, dove ci siamo sentiti come dei bambini in una fabbrica di caramelle. Il vetro nel suo stato liquido è bellissimo, sembra magico e guardarlo mentre si solidifica ha colpito la nostra fantasia e ci ha spinto ad utilizzare quei colori e quelle forme; il nostro universo è sempre colorato, io gioco spesso coi colori e la loro abbondanza, due elementi che fanno parte del mio mondo progettuale insieme con uno sguardo speciale verso la cultura popolare che, come brasiliano, è molto importante ed ha radici profonde.

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Qual è stato l’obiettivo più grande dal punto di vista estetico nell’affrontare un progetto con un materiale come il vetro soffiato?
È stata una bellissima sfida, perché in Brasile non conosciamo la tradizione della lavorazione del vetro soffiato, quindi ho potuto usare uno sguardo nuovo e fresco, quasi come quello di un bambino che si confronta con chi invece ha già fatto tutto e sperimentato tutto con il vetro. Sono molto soddisfatto del risultato finale perché ritrovo tutti gli elementi di ispirazione che volevo inserire nel progetto.

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Pensando ad un nuovo progetto di design e cominciando a pensare a qualche idea generale, da cosa partite per iniziare il processo creativo?
Partiamo sempre dal materiale: per me gli oggetti nascono dai materiali di cui sono fatti, dico sempre che sono come i personaggi di Pirandello che cercano il loro autore. Io devo sentire che cosa hanno da dirmi e da raccontarmi, c’è un dialogo interno molto fitto che mi guida per arrivare all’utilizzo del materiale con una forma che nessuno ha ancora usato, con uno sguardo totalmente nuovo.

Vorrei sapere quali sono i designer che vi hanno ispirato maggiormente nel vostro lavoro.
Il design italiano è la nostra scuola principale, a San Paolo ci sono tantissimi italiani e un forte scambio culturale che si realizza tramite mostre, incontri, conferenze. La lingua italiana è molto presente nella nostra vita quotidiana e a questo proposito mi ricordo di una conferenza tenuta da Achille Castiglioni al Museo d’arte moderna di San Paolo, tutta in italiano.  I nostri riferimenti progettuali nascono da Ettore Sottsass, Memphis, Mendini, Andrea Branzi e Massimo Moroso; proprio con quest’ultimo abbiamo imparato l’essenza e il fascino del design italiano e non poteva essere diversamente, dato che la mia famiglia è italiana d’origine delle zone tra Ferrara, Rovigo e Lucca.

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Il 2016 sarà un anno di grande visibilità del vostro paese, il Brasile. Come descrivereste lo scenario attuale del design brasiliano? Usando un termine prestato dallo sport, vi sentite un po’ dei portabandiera del movimento culturale del vostro Paese?
Trovo che il panorama del design brasiliano attuale sia molto interessante e vibrante, c’è un’altra generazione completa di progettisti dopo la nostra che mantiene la ricerca delle nostre radici culturali ma con uno sguardo molto più moderno, è molto interessante seguire il loro lavoro e la loro evoluzione. Ci sentiamo certamente dei pionieri ma con molta modestia, abbiamo aperto le porte alla futura generazione con i nostri mezzi; personalmente sono stato influenzato moltissimo dalla musica del movimento del tropicalismo di Caetano Veloso, ho imparato la modernità attraverso quella musica, ne sono contaminato e fa parte del mio bagaglio progettuale. Penso che abbiamo aperto la via ad altri progettisti con un nuovo vocabolario e abbiamo lasciato la libertà di creare senza paura, questo è il nostro messaggio, la nostra eredità.

www.davidechiesa.com


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