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Mosca e San Pietroburgo. Universi paralleli

Carla Diamanti
16 febbraio 2017

Mosca e San Pietroburgo. Unite dal verde e dalle pietre delle antiche residenze, collegate da una ferrovia, unite dalla storia e dalla passione per l’arte di un collezionista quasi sconosciuto ai molti, ma che ha speso la sua vita ad accumulare – via via con sempre più consapevolezza e ordine – un patrimonio inestimabile. Amava i quadri e ne ha fatto la ragione della sua vita. Prima come vezzo, poi come rifugio dove ripararsi dai colpi sonori che l’esistenza gli ha assestato. Impressionisti, post impressionisti, modernisti: piano piano tutta l’avanguardia artistica dell’inizio del XX secolo finisce per essere riunita sulle pareti della residenza privata di Sergej Schukin, che nel 1908 decide di aprire anche al pubblico. È Henri Matisse, diventato amico del mecenate moscovita, a riordinare le tele sulle pareti secondo il suo particolare gusto per l’armonia e il colore. Insieme ai suoi quadri, quelli firmati da Monet, Picasso, Gauguin, Cézanne, fra gli altri, finiscono per costituire una delle raccolte d’arte più importanti al mondo. Lenin la nazionalizzò nel 1918, esponendo le opere nel Museo d’Arte Moderna Occidentale fino a quando Stalin, al contrario, le bollò come espressione dell’arte borghese. Riemersero dal dimenticatoio nel 1948, quando furono ripartite fra il Museo Puskin e l’Ermitage. Dando così a San Pietroburgo e Mosca un ulteriore trait d’union. Per ammirare la collezione c’è tempo fino al 5 marzo, data fino alla quale è stata prorogata l’eccezionale mostra dedicata a Sergej Schukin alla Fondation Louis Vuitton di Parigi.

  • Gioiello Ilgiz F di Kazan

  • Ermitage San Pietroburgo, esterno

  • Ermitage San Pietroburgo, interno

  • “Icons of Modern Art” alla Fondation Louis Vuitton

  • Modern Masters – Shchukin Collection alla Fondation Louis Vuitton

Nelle sale del Cremlino, cuore della capitale russa, sono custodite opere d’arte altrettanto pregiate. Si tratta di gioielli realizzati con pietre smaltate e che riproducono motivi ispirati alla natura: fiori, uccelli, piante, tutti di una fattura straordinaria. Non si tratta di pezzi storici appartenuti alle zarine russe ma di lavori realizzati da un giovane stilista nato a Kazan, sulle sponde del Volga, e affacciatosi all’arte orafa con uno stile di lavorazione che attingeva alle antiche tecniche tradizionali.

Ilgiz F (al secolo Fazulzyanov), enfant prodige della gioielleria, premiato con numerosi riconoscimenti tra cui il premio per l’Eccellenza nel Design della Gioielleria, conferito a Hong Kong nel 2011 e nel 2013, è stato l’unico ad aver avuto l’onore di allestire una mostra personale al Museo del Cremlino, nel 2016. Ma soprattutto l’unico ad avere 26 pezzi che, alla fine della mostra, sono entrati a far parte del Fondo dei Diamanti di Russia, al Cremlino, collezione eccezionale di gemme, gioielli e pietre istituita da Pietro I nel 1719. Ilgiz F di Kazan firma gioielli straordinari che strizzano l’occhio all’arte francese, alle creazioni Art Nouveau di Lalique o Fouquet, ai colori di Matisse, alle intricate forme del modernismo. Lavori in cui la tecnica virtuosa gioca con la materia e si fa quasi dipinto Da indossare. O almeno da ammirare nella teca di un museo prestigioso, o di un esclusivo gioielliere di Mosca o di San Pietroburgo.

 

 


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