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Mou e Conte, gli antisportivi. L’altra Juve è l’antiJuve

Riccardo Signori
24 ottobre 2016
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Josè Mourinho e Antonio Conte

La scenetta nella quale Josè Mourinho va a spiegare ad Antonio Conte il senso della sportività è una delle più comiche dell’ultimo decennio calcistico. Non tanto per la presunzione di Mou, che dimentica le mani alzate come fossero trattenute da manette o gli sgarbi verbali a colleghi italiani e stranieri, quanto per l’ingenuità del medesimo. Non saranno i segnali di un invecchiamento precoce? La vicenda è nota: Conte e il Chelsea battono 4-0 il Manchester United di Mou e l’italiano non la smette di saltare, urlare, schiamazzare, chiamare il pubblico all’applauso. Mou, a fine partita, va a dirgli che certe scene si possono fare sull’1-o, sul 4-0 si umiliano gli avversari. In tal modo, davanti al mondo, Mourinho ne esce uomo sportivo e Conte antisportivo. Forse. Eppur ingenuo Mou, non sa che così facendo ha esaltato l’autocompiacimento dell’avversario. E alla prossima sarà peggio. Magari la scenetta andrebbe vista con altro occhio: Mou sta imparando a perdere da qualche anno. E Conte non ha mai saputo vincere nel senso sportivo del termine: bravo nello spogliatoio e sul campo ma esagerato fuori.
Mou e Conte si somigliano in alcune cose. Nel senso dell’antisportività innanzitutto. Meglio: nell’essere diversamente sportivi. Non seguono i canoni della tradizione. L’italiano ha mostrato la sua “diversa sportività” sulla panchina della Juve, a stento trattenuto dalla società e da chi dirigeva dietro le quinte. In nazionale la faticaccia è stata multipla e i musi lunghi non sono mancati. Conte racconta di essere stata calciatore, quindi di conoscere quel certo fair play. Probabilmente da calciatore la fatica attenuava i modi. Da tecnico, l’esaltazione prevale e talvolta prevarica.
Da un “anti” all’altro. Per una volta arbitri anti Juve, tanto per sconfiggere un altro luogo comune. Juventus sempre aiutata? Eccovi Rizzoli e soci che scodellano una decisione che farà storia. In tema di sportività c’è da prender atto delle contenute lamentele juventine per una decisione così storta agli occhi di tutti, ma soprattutto del responso della moviola. Beato chi ce l’ha, per giudicare! Juventus sportiva e furba: conosce bene le regole non scritte del pallone. Un giorno a me, un altro a te, e alla fine tiriamo le somme.

Gonzalo Higuain

Gonzalo Higuain

Juve che vuol far divertire tutti in campionato. E quindi due sconfitte a Milano servono per mantenerlo vivo. Però segnalano un altro “anti”, stavolta in casa. Ormai è chiaro che l’unica antiJuve è l’altra Juve, quella composta da Pirlo, Vidal, Tevez e Pogba. Più forte quella di quest’ultima costruita da Marotta, Agnelli e Max Allegri con gran rilancio di milioni. Quest’anno la società non ha badato a spese: ha puntato sul Pipita Higuain, ha chiamato Dani Alves, ha scommesso su Pjaca, ha creduto in Pjanic. Ma si è dimenticata, per esempio, di trovare un rimpiazzo adeguato alla forza fisica e alla prepotenza calcistica di Pogba. Il centrocampo è il punto debole, mentre era il punto di forza dell’altra Juve. A questa manca un gestore di gioco raffinato, o perlomeno illuminato, nessuno ha la tempra agonistica (che serve e serviva) di Vidal. L’attacco fa pari fra Tevez e Higuain. Ma ora che mancherà Dybala per un mese o più, la Juve non ha nessuno con il guizzo che conquista. Nell’assemblare la squadra sono stati tralasciati due problemi: un centrocampista di valore fisico(Matuidi era l’ideale) e un quarto attaccante di riserva. Lo dice la storia juventina (ma non solo) che in Champions servono quattro punte. La Juve ha pensato di rimediare con Pjaca, che in tal senso è un mezzo sangue: peccato sia infortunato pure lui in questo momento cruciale dove gli impegni chiedono risultati e gol, soprattutto in Europa. La difesa di oggi fa pari con quella della finale di Champions: Buffon e Barzagli sono sempre monumentali e determinanti, ma Bonucci sta soffrendo alti e bassi. Chiellini è fisicamente usurato: il suo grinta nel motore serviva a tutti, non solo all’apparato difensivo. Invece sulla fascia laterale Alex Sandro è diventato una grande risorsa: allora mancante.
Intendiamoci: questa Juve è forte, ancora la più forte in campionato. Ma ha già perso due partite e le avversarie hanno preso coraggio. La personalità di Pirlo, Vidal e Tevez non è stata sostituita: Higuain ha bisogno di gente che gli passi il pallone per poter segnare e qui ne sta trovando poca. Da tre partite non realizza più, dopo un iniziale 7(gol) su 8 (match). Pjanic è al di sotto di ogni attesa, specie nella gestione del gioco. Khedira fatica e non segna più, Marchisio avrà bisogno di tempo per la buona forma.
Prima di avviarsi ai suoi disastri, l’Inter aveva dimostrato che non tutto è oro ciò che luccica in casa Juve. Il Milan e Rizzoli hanno confermato la tesi. Due sconfitte sono niente ,ma dicono qualcosa. L’unico confronto davvero perso, per ora, è quello con l’altra Juve. Magari, a gennaio, questa Juve rimedierà alle sbadataggini di mercato e il confronto sarà riaperto.


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