“MoVimento 5 stelle” non vuol dire Beppe Grillo

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16 maggio 2012

Se i politici sono comici e i comici iniziano a fare politica, volendo costruire un eventuale, sciagurato sillogismo, giungeremmo ad una facile e diretta conclusione: Beppe Grillo. Ora, mettiamo che il leader del Movimento 5 Stelle sia realmente intenzionato a fare attività politica, lui in prima persona; che dunque non sia il cratere, ovvero l’estremità visibile, di un vulcano molto attivo e formato da un magma di persone capaci e competenti, e mettiamo pure che sia un populista che minaccia la stabilità, per non dire la totale narcolessia, del mondo politico. Ebbene, data questa premessa io non lo voterei.
Non voterei Grillo come candidato premier di nessun Paese. Il perché è semplice e ce lo ricordano, con pompose dichiarazioni in onore del fantoccio democratico e deprecando il bieco giochino dell’ormai celeberrima “antipolitica”, gli stessi uomini politici che, loro malgrado, hanno dato adito a questo clima di insofferenza. Ma è proprio in virtù dei famosi valori democratici, al fine di agire in favore del bene comune e di stabilire dei rapporti seri e coerenti all’interno della comunità internazionale, che nessuno Stato si può permettere di lasciare la politica in mano ad un provocatore, ad un comico per natura, che, in quanto tale, sfrutta le formule basiche del suo mestiere, ossia fare in modo che il messaggio arrivi senza filtri e che colpisca alla pancia più che alla mente.
D’accordo.
Ma facciamo un’altra ipotesi. Supponiamo, per esempio, che Beppe Grillo non sia “Il Movimento” ma solo un membro di esso (seppure il più famoso) e che coloro i quali hanno deciso di affiancarsi al movimento, siano persone comuni, gente seria, onesta e preparata che, grazie alla rete, ha trovato un nuovo percorso attraverso il quale poter partecipare al cambiamento della propria società, sentirsi parte attiva senza dover accettare alcun compromesso, se non la consapevolezza di dover operare con senso civico e nella legalità. E supponiamo che i candidati del movimento neppure conoscano il loro discusso leader e portino a termine la propria campagna elettorale spendendo SOLO 300 €. Insomma supponiamo che sia nata una cosa che in Italia, almeno negli ultimi decenni, non è mai esistita. E supponiamo che queste supposizioni cessino di essere tali e che tutto ciò sia vero. Come reagirebbe la casta? Ovviamente male. Comincerebbero a dire che questi sono dei populisti, che non sanno cosa significa governare, che sono solo capaci d’insultare e che non si possono permettere di deprecare il Capo dello Stato. Insomma tutto quello che avete visto in tv e sui giornali fino ad ora.
Io credo che oggi, nel drammatico periodo storico in cui ci troviamo, le persone, i cittadini sentano la necessità di cominciare a credere in qualcosa di nuovo e soprattutto concreto. Solo in questi termini si può spiegare l’exploit del MoVimento 5 stelle. E ciò non è affatto negativo. I partiti hanno la necessità d’interrogarsi sul proprio ruolo e, in generale, sul ruolo della politica a livello mondiale. E invece cosa succede? Succede che questi, fiutato il pericolo, analizzano in modo molto superficiale il “fenomeno” bollandolo come populista e pericoloso. Ma per chi?
Questo movimento serio e spontaneo è solo un bene per l’Italia e la sua democrazia, ma soprattutto è un bene per i cittadini che hanno intenzione di fare politica (ovvero “l’arte di governare il bene di tutti”) entrando dalla porta principale e sapendo di poter contare solo sulle proprie capacità e competenze professionali.

 
Alessandro Giuliano