Sport

Moviola in campo, arbitri senza difesa

Riccardo Signori
7 marzo 2016
Pierluigi Collina

Pierluigi Collina

L’ultima trovata del calcio mondiale non riguarda i gol di Lionel Messi o il bello del gioco, ma il problema più distraente del pallone: la moviola. In Italia siamo maestri dell’accapigliarsi in nome, e per conto, dello strumentone che ormai ci fa compagnia, ma soprattutto fa legge, anche se usato solo nei dibattiti tv, anche se non conta ai fini del risultato, anche se rischia di trascinarci in polemiche inutili e tendenziose.
La Fifa ha voluto bene allo spettatore italiano, prima che al gioco del calcio, e ha deciso di mandare in campo la moviola. Forse, non a caso, il presidente federale Carlo Tavecchio è stato tra i più convinti sponsor dell’operazione. Così da ottenere meno grattacapi per il calcio nostro e qualche linea di credito in più nella stanze che contano. E grazie che, al tirar delle somme, i nostri uomini del fischietto, sono tra i più bravi d’Europa. Pierlugi Collina, ex numero uno al mondo, oggi è il designatore per l’Uefa e Nicola Rizzoli ha diretto la finale mondiale ed ora tornerà agli europei.
Chissà mai che non si litighi meno, non si pensi meno alla dietrologia e non si rinunci ad urlare: arbitro venduto! Oppure: arbitro cornuto! Il modo più casereggio di lamentarsi e dal quale, forse, non avremmo mai voluto distaccarci. Direte:  stiamo ancora discutendo sul fallo subito da Ronaldo per colpe di Iuliano, difensore bianconero, in Juventus-Inter. Addì 26 aprile 1998. Eppure la moviola…Parlò la moviola (dopo), decise l’arbitro (prima). Qui parlerà l’arbitro, ma deciderà la moviola.

26 aprile 1998, Juve-Inter

26 aprile 1998, Juve-Inter

Nel giro dei prossimi anni partiranno i test per valutare se l’aggeggio tecnologico potrà essere utilizzabile. E solo in certi casi: fuorigioco sull’azione del gol, fallo da rigore, fallo sull’azione del gol, palla uscita sull’azione del gol, espulsione e scambio di identità. Sarà necessario studiare tante situazioni e altrettante soluzioni, soprattutto quella che impedirà al gioco di essere troppo frammentato. Gli arbitri dovranno avere ancora fra le mani la possibilità di decidere e non, per esempio, farsi passare l’informazione (rigore o non rigore? Fuorigioco oppure no?) da un esperto seduto davanti a un video. La tecnologia potrebbe equipaggiarli con monitor al polso o “Google glass”.
Potrebbe diventare tutto perfetto o tutto da rifare. Per esempio: chi ci perderà? Giocatori e tecnici che avranno meno alibi o gli arbitri che vedranno sfuggire un po’ del potere e tanto dell’autoritarismo? E, perché no?, rischieranno di dover ammettere i propri limiti. Oggi il cosiddetto “fischietto” è chiamato a compiti talvolta sovrumani nel battagliare con i responsi tecnologici, ma mantiene l’aureola del detentore di insindacabile giudizio: non deve spiegare gli errori, gioca da solo contro tutti, quindi va salvaguardato. E’ il suo alibi. Nel futuro non sarà solo, avrà uno strumento che avvalorerà le decisioni, ma soltanto se sarà concesso di aiutarlo su casi oggettivi: fuorigioco oppure no, rigore dentro o fuori area. Mai sulla qualità del fallo o dell’azione, che prevedono una valutazione soggettiva.
Allora che dire? Ecco, in quei casi l’arbitro tornerà cornuto o venduto: gli alibi salveranno nuovamente i giocatori, la moviola diventerà una sorta di robot pronto ad afferrarlo con le sue grinfie, anzi distruggerlo. E la palla rotonda diventerà ancor più spigolosa.


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