Postcards

Napoli, passeggiata di delizie

Carla Diamanti
19 gennaio 2017

170121-cartolina

Istantanea partenopea. Luci e ombre, vuoto e pieno. Positivo e negativo che convivono uno accanto all’altro. Anzi, uno sull’altro. Colore e rumore sopra, vuoto e silenzio sotto, nel sottosuolo cavo e magico su cui poggiano le strade di Napoli. Sembra che qui nulla sia come appare, tutto muta e tutto incanta. Il noto sorprende, appeso sul coperchio di una botola che si apre e rivela un altro mondo.

A non mutare mai è l’abitudine del risveglio, quella con cui si cominciano tutti i giorni: il rito del caffè. Nel cuore di Napoli si celebra al bancone dello storico Mexico Passalacqua, dove gli scontrini assomigliano ai vecchi biglietti del tram, di carta leggerissima, e hanno un colore diverso per ogni tipo di ordinazione. Il più richiesto è quello di colore giallo, che corrisponde all’espresso del caffè arabica. Un classico. Anzi, il classico di piazza Dante. Amaro o dolce? Bisogna deciderlo in anticipo perché una volta pronto, nulla deve alterare il caffè, delicato e sensibile. Lo zucchero va messo in anticipo e la tazzina deve essere riscaldata perché la bevanda non subisca sbalzi di temperatura e perciò non può essere toccata neppure dal cucchiaino.

  • Agrodolce

A due passi dalla piazza, via Tribunali è l’antico decumano maior, nonché il palcoscenico delle voci e dei colori del capoluogo campano. È uno dei tre decumani della Napoli romana, talmente bella che Nerone la scelse per fare il suo debutto di cantante, episodio raccontato da Svetonio e applauditissimo – va da sé – da tutti gli abitanti della città e delle colonie. Le tre strade correvano parallele, incrociandone altre perpendicolari e creando così il reticolo che poi ha fatto da trama alla città attuale. Tremila anni di storia e un tessuto urbano verticale, unico nel suo genere. Lungo l’antico decumano inferiore, oggi via San Biagio dei Librai, i vecchi venditori di volumi antichi sono stati sostituiti da botteghe di orefici e di souvenir. È il cuore di “Spaccanapoli”, che taglia in due la città partendo dalla zona di Pignasecca, dove il mercato all’aperto è un tripudio di olive in salamoia, baccalà con insalata di rinforzo, trippe e zuppe cotte. Sotto i portici del centro i grappoli di pomodorini del Vesuvio si alternano alle sagome argentate che guizzano nelle cassette delle pescherie. Già pronti, e invitanti, i fritti, i dolci e le pizze al portafoglio, cioè ripiegate in quattro per poter essere mangiate passeggiando. E per dolce babà, pastiere e sfogliate: c’è solo l’imbarazzo della scelta, complicata dalla doppia variante della sfogliatella. Riccia o frolla? La prima, più croccante e dorata, nacque nel ‘600 in un monastero di clausura della Costiera Amalfitana e arrivò a Napoli un secolo e mezzo dopo, quando l’oste Pintauro riuscì a carpire la ricetta segreta di quel dolce delizioso dalla forma che ricordava il cappuccio di un monaco. Il successo fu tale che dovette riconvertire la sua osteria in pasticceria e, per personalizzare il prodotto, ne rese la forma più simile a una conchiglia e ne variò leggermente l’impasto.

 

www.thetraveldesigner.it

 


Potrebbe interessarti anche