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Interviste

Natasha Stefanenko

staff
28 aprile 2010


Abbiamo incontrato Natasha Stefanenko, in arrivo dalle Marche, nella suggestiva cornice del concept store milanese 10 Corso Como.

Alla domanda sul come si è avvicinata al mondo della moda Natasha sorride quasi stupita ed esordisce con io sono un ingegnere metallurgico! Non ho mai preso in considerazione di intraprendere questa strada perché da piccola ero considerata addirittura brutta, troppo alta, bionda quasi albina, piatta, secca come un chiodo, mi vergognavo a guardare le persone negli occhi perché mi sentivo inadeguata. Per me l’altezza era un vero incubo, volevo addirittura tagliarmi le gambe.

Poi la trasformazione…
Quando avevo 18 anni ho cominciato a cambiare e a diventare più proporzionata e la gente iniziava a dirmi che potevo fare la modella ma io lo prendevo come un insulto, per due ragioni: da una parte pensavo mi prendessero in giro e dall’altra mi sembrava volessero dirmi “non potresti fare altro, sei stupida”. Un giorno però, facendo la fila presso il primo Mc Donald’s che aprì a Mosca nel 1991, ho sentito una voce che diceva “mi piacerebbe tantissimo truccare il tuo viso” così conobbi la Make Up Artist che mi cambiò la vita.
Il giorno successivo andai per gioco ad un provino di John Casablancas e tra settecento ragazze scelsero me, nonostante fossi salita sulla passerella quasi barcollante per via di una birra.
Una volta superata la prima selezione sarei dovuta andare a New York per la finale del concorso internazionale di Elite ma gli Stati Uniti erano troppo lontani e rinunciai all’opportunità.
Qualche tempo dopo decisi di cominciare a viaggiare per il mondo e mi ritornò quindi in mente l’idea di fare la modella: scelsi l’Italia perché, tra i Paesi europei, era quello in cui era più facile ottenere il visto e così arrivai a Milano.
All’inizio mi trovavo completamente spaesata e non riuscivo nemmeno a capire in cosa consistesse questo lavoro, fu mio marito Luca ad insegnarmi le regole fondamentali.

E ora è quello che fai tu con Italia’s Next Top Model…
Italia’s Next Top Model più che un talent show è una vera e propria scuola.
Il mondo della moda offre tantissime opportunità e questo programma cerca di dare gli strumenti per poterle cogliere.
Le ragazze che partecipano al programma devono inoltre coniugare questo loro sogno con gli impegni universitari in quanto hanno capito che devono poter contare su una valida alternativa qualora non dovessero riuscire a sfondare nel mondo della moda.
Le sceme non vanno più di moda, un tempo invece dovevi sembrare svampita anche se non lo eri.

Invece in Russia conduci un programma completamente diverso dedicato al “sapersi vestire”…
“What not to wear” è una trasmissione estremamente divertente in cui io e un’altra ragazza aiutiamo le donne a trovare una propria identità, un proprio stile.
In Russia c’è una grande ignoranza sul mondo della moda, non sanno abbinare capi e colori, in quanto il Comunismo riteneva la bellezza una cosa di cui vergognarsi.
Le donne russe si sono completamente disabituate alla classe e alla cura della persona, ora stanno cercando di recuperare il tempo perduto ma hanno bisogno di qualcuno che le guidi e devo dire che i risultati sono sorprendenti: nel giro di pochi anni si è passato dall’ossessione per i loghi ad un minimal chic, anche se con un tocco più aggressivo rispetto al resto d’Europa.

Ritornando a Milano, la città che ti ha portato alla ribalta delle passerelle internazionali, pensi che il suo ruolo di capitale della moda sia destinato a tramontare?
Personalmente ritengo che Milano non verrà mai offuscata e rimarrà sempre all’apice.
Geograficamente si trova in una posizione strategica e sono certa che diventerà sempre più creativa, anche dando spazio ai tanti giovani talenti.
Milano non potrà mai cedere il suo scettro per il semplice fatto che è in grado di reagire e ritornare al top appena vuole.

Cos’è che ami di più della moda?
La moda è un incredibile mezzo sociale e grazie ad eventi come Convivio (l’appuntamento a favore della lotta all’AIDS nato nel 1992 da un’idea di Gianni Versace, ndr) riesce a raggiungere traguardi straordinari anche in campo benefico.
Ultimamente si sta impegnando molto anche nella lotta all’anoressia, una malattia serissima che in molti con superficialità accusano essere figlia proprio della moda.
La moda è inoltre un fantastico modo per entrare in contatto con tutte le culture del mondo ed è proprio per questo aspetto che può essere considerata un fenomeno di educazione globale.
L’unico rischio è quello di farsi schiavizzare, invece dobbiamo essere noi a dominarla.

Che consigli dai ai nostri lettori per l’estate che è in arrivo?
Io amo giocare con la moda e ognuno di noi deve scegliere un proprio stile, non è più come una volta quando indossavi un colore ed eri out.
Quest’estate bisognerà osare con tantissime tonalità pazzesche, basta divertirsi.
Il bianco e il nero saranno sempre di moda ma quest’anno andranno per la maggiore i colori caramellati o quelli fosforescenti, inoltre stranamente andrà anche il verde.
Il consiglio più importante però è quello di guardarsi allo specchio con occhio critico e capire cosa davvero ci sta bene e cosa è decisamente meglio evitare.
Ultimo suggerimento: andate in palestra!

Grazie davvero.

Intervista curata da Luca Micheletto e Leonora Cassata