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Letteratura

Nel cuore dell’anatomista: intervista all’autore Daniele Derossi

Virginia Francesca Grassi
27 aprile 2014

A 16 anni, dopo aver imparato i segreti del padre farmacista, Giovanni lascia le certezze della vita familiare per studiare medicina all’università di Padova. Qui, tra incontri fortuiti, lezioni di anatomia, gare studentesche ed i succulenti manicaretti della cugina Flora, diventerà l’assistente di Corvinus, chirurgo spregiudicato ossessionato dal funzionamento del corpo umano: tra luci e ombre, la sua iniziazione ai segreti della scienza e alle malìe dell’amore lo cambierà per sempre.

Uscito per i tipi di Bompiani, Nel cuore dell’anatomista è un romanzo di formazione anomalo, in cui gli intriganti accenti noir si mescolano ad un’ironia frizzante e irriverente, che trascina il lettore fino all’ultima pagina svelando un Rinascimento lontano dall’immaginario comune. Un esordio più che felice, di cui abbiamo parlato con il suo autore, Daniele Derossi.

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Nel cuore dell’anatomista è il suo primo romanzo. Oltre alla sua formazione come studioso di epistemologia e storia della scienza, quali suggestioni hanno contribuito a far nascere l’idea di questo libro?
Quando ho incominciato a scrivere il libro, lavoravo ancora in laboratorio come biologo. Lavorando quotidianamente con scienziati, anzi, essendo uno di loro, mi sorprendeva che nella ricerca fossero importanti elementi considerati irrazionali come le intuizioni o la passione. Inizialmente pensavo di scrivere la storia di un cardiochirurgo ossessionato dal funzionamento del suo cuore. Mi sono però presto accorto che l’ambientazione della storia ai giorni nostri non funzionava e ho iniziato le ricerche sulla medicina del Rinascimento e, in particolare, sulla nascita dell’anatomia moderna. Sono stato conquistato dall’argomento e dalla ricchezza delle suggestioni visive.

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Giovanni Crollio, il suo protagonista, all’inizio del romanzo è un giovane impacciato che sviene alla vista del sangue. Poi lo ritroviamo chirurgo militare sui campi di battaglia: come avviene la sua formazione?
Giovanni è un eroe improbabile, non c’è nulla della sua personalità che lo predisponga alle scelte future. Io credo che anche un uomo del tutto ordinario possa essere spinto dagli eventi a compiere azioni “extra-ordinarie” e così accade a Giovanni. Il male, e il bene, hanno spesso volti banali.

Oltre ad essere un Bildungsroman, questo è anche un romanzo storico dalle sfumature noir, che parla di grandi passioni e di un’ossessione…
Come penso si intuisca dalla lettura del libro, mi piace cucinare. È una passione che ho ereditato dalla famiglia di mia madre. In particolare amo le cucine speziate in cui profumi diversi si bilanciano per ottenere sapori inaspettati. Nel libro ho cercato di fare la stessa cosa, mescolando generi letterari discordanti. Il romanzo di iniziazione è senz’altro l’ingrediente principale in cui si combinano l’ambientazione storica e il noir. C’è anche un pizzico di romanzo rosa, anche se l’amore e le passioni che descrivo non sono esattamente quelle a cui ci hanno abituato le commedie romantiche contemporanee…

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Nel corso della narrazione incontriamo personaggi e comparse tra i più disparati: a chi di loro si è maggiormente affezionato?
Il personaggio maschile che mi sono più divertito a scrivere è Heinrich, forse perché è quello più distante da me. Tullia è invece il personaggio femminile a cui sono più affezionato. Mi piace la sua lotta interiore tra passionalità e ragione, in cui, probabilmente, mi riconosco.

Il libro è ricchissimo di spunti letterari e storici: dalle citazioni di Shakespeare e di Virgilio, a certe atmosfere prese dall’Inferno dantesco o dalla Tebaide di Stazio, fino ad arrivare ai medicamenti a base di mummia in uso nel ‘500. Come si è documentato per dar vita al suo universo narrativo?
Una parte del piacere di scrivere il libro sono state le ricerche storiche. Ho avuto la fortuna di utilizzare biblioteche favolose, tra cui la Wellcome Trust Library di Londra, una delle più fornite al mondo per la storia della medicina e la biblioteca del Warburg Institute per gli studi sul Rinascimento. Come ha notato, il libro è “farcito” di citazioni. Leggendolo non è importante individuarle, le citazioni sono state soprattutto utili a me per scriverlo. Mi sono servite per suggerire la mentalità di un’epoca distante dalla nostra. Alla maniera degli autori medioevali e rinascimentali, ho spesso fatto rimandi a testi classici ritenuti canonici per un certo genere letterario. Ad esempio, alla Tebaide di Stazio per alcune descrizioni macabre. Mi sono però anche divertito a fare rimandi anacronistici. Flora descrive il suo innamoramento con le parole di Didone nell’Eneide, mentre Heinrich le risponde con i versi di una canzone di Leonard Cohen. Ripeto, accorgersi di queste citazioni non è importante per la lettura, ha però contribuito al mio piacere di scrivere.

 

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Flora, la conturbante cugina di Giovanni, è forse il personaggio femminile più riuscito. Mi hanno molto incuriosita le ricette che prepara per i suoi avventori, in cui fa un ottimo uso delle spezie più afrodisiache…
Effettivamente all’epoca si riteneva che molte spezie e varietà di carni avessero un effetto afrodisiaco. Bisognerebbe provare un brodo di passeri in salsa piccante, pare faccia miracoli…

Si sta già cimentando in nuovi progetti letterari?
Sì ho incominciato a scrivere un nuovo romanzo ambientato ai giorni nostri. I protagonisti saranno una mamma single e suo figlio. Anche qui non mancheranno i risvolti noir…


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