Arte

Nel Limbo: Di Francisca fra arte, erotismo e scoop di piccola città

Luca Siniscalco
5 novembre 2014

Sbarbi (3)

Antivedere il successo artistico è qualità inestimabile, in quanto richiede padronanza dei contenuti, ma soprattutto acuta sensibilità nei confronti dello spirito del tempo e delle sue contraddizioni. La distanza e l’inattualità assurgono a categorie essenziali di una valutazione impersonale che ambiziosamente mira a sviscerare quanto nel caotico e turbolento divenire verrà sottratto alla dimenticanza.

Senza volerci arrogare tale dote, non possiamo che guardare con soddisfazione all’attuale emergere sulla scena locale di un artista da noi segnalato esattamente un anno fa, mediante una interessante intervista che Marco Di Francisca, pittore appassionato ma riservato, ci concesse per Luuk Magazine.

Ed è proprio al 24 ottobre di quest’anno che risale la segnalazione dell’artista su La Stampa e Il Monferrato. Tipicamente italiano – o meglio, italiota – il pretesto: un battibecco con le autorità cittadine di Moncalvo in merito a una tela esposta negli spazi dedicati del Fred’s Cafè durante la mostra di Di Francisca, ritenuta eccessivamente “spinta”, e l’incontro casuale – ma forse non troppo – con Vittorio Sgarbi, che ha palesato di apprezzare l’arte del pittore di origine milanese, intrattenendosi con lui per offrire un’acuta critica estetica accompagnata da chiacchere conviviali e fotografie.

Da arte creativa e trasfigurante a “pornografia su pubblica via” il passo è breve per chi allo sguardo penetrante dell’arte oppone l’antagonismo della mezza-ragione piccolo borghese. Tuttavia, lungo il percorso che attraversa questa vicenda, capace di rianimare gli accesi (ri)sentimenti di Don Camillo e Peppone, si aprono spazi interessanti a che un artista riesca a far parlare di sé, sfruttando meritocraticamente gli schemi usurati della società dello spettacolo. Sentiamo che ne pensa il diretto interessato.

(2)sgarbi galleria

Caro Marco, puoi offrire ai lettori di Luuk Magazine una descrizione di quanto accaduto fra le vie della placida e affascinante Moncalvo?
Certamente. Ho avuto l’opportunità di esporre alcune mie opere in due vetrine del Fred’s Cafè, sulla piazza Carlo Alberto, in occasione della 60° fiera del tartufo di Moncalvo, godendo della splendida ospitalità di Fred Fassio Samuelsson, uomo di mondo che, consapevole delle potenzialità inespresse di queste bellissime colline, guarda con me, e temo pochi altri, oltre l’orizzonte Unesco, investendo tempo ed energie in progetti felici nella realizzazione di servizi e spazi che nella cittadina mancavano o mi erano stati preclusi.
Ospite d’onore e giurato della fiera quest’anno è il prof. Vittorio Sgarbi, il quale, in un incontro propedeutico nel teatro civico, definisce il tartufo “la gnocca di Dio”. Divertito dall’eco di questa colorata definizione, penso di omaggiare Vittorio Sgarbi della bozza di un mio catalogo. Riesco ad avvicinarlo durante la premiazione del tartufo e gli porgo il pamphlet, invitandolo a visitare la mia esposizione. Resto in attesa: Sgarbi è sommerso tra selfies, tartufi, giornalisti, telecamere e alte uniformi. I nostri sguardi si rincontrano: rappresento per lui una perfetta via di fuga.
Usciti dal recinto delle autorità ci dirigiamo così verso la galleria al Fred’s Cafè, dove espongo, visibili al pubblico, grandi quadri in bianco e nero.
Entriamo nel “retro bottega” e gli presento il mio coloratissimo dipinto “Limbo”. Pochi secondi di lettura e Sgarbi mi domanda: “ma perchè lo tieni qua, se è il più bello?”.
“Mi aiuti a sdoganarlo?”, propongo io.
“Ma certo, fuori, fuori, portalo fuori”, mi ordina uscendo dalla galleria con un sorriso sardanapalesco che mantiene giusto il tempo per scattare qualche foto.

(4) alba

Mi chiede dove ho l’atelier, ripongo prudentemente il “Limbo” nel retro bottega e saliamo sulla mia palafitta, accompagnati da sette personaggi del suo entourage e da un imbarazzato assessore.
Non aspetto visite e il caos è totale: una bolgia dantesca, tanto da stupirlo che io dorma davvero lì. Si è divertito, apprezzando colori e fantasia, soffermandosi in ogni punto dello studio e illustrando a una imbarazzata ma ridanciana signora i possibili significati di piccoli quadretti, i miei “derivati”: studi di colore su tela in cotone, dove cerco di rappresentare le mostruosità della finanza.
Dichiara terminato un mio dipinto dove gli incarnati delle innumerevoli donne sono restati bianco tela in mezzo ai colori esasperati di un beauty center.
Si sofferma davvero su tutti i quadri appesi alle pareti, compreso il mio enorme (2 metri x 2) “Inferno”.
Trascorsa circa mezz’ora – ma il tempo in tal compagnia diventa davvero aleatorio – una telefonata richiama agli impegni precedentemente presi tutta la piacevole comitiva e resto solo tra i miei demoni e folletti, con l’eco delle risate tra veloci parole, il ricordo di sguardi attoniti e divertiti, con la speranza di aver trovato un prezioso alleato per la realizzazione del Tempio delle Arti a Chiavari, progetto che sono riuscito a illustrare per sommi capi al mio illustre ospite.
Si fa notte: sono soddisfatto della prima giornata di mostra nella città dove vivo ormai da quindici anni.
Lunedì, in tarda mattinata, ricevo una telefonata di Fred che mi chiede se posso scendere in galleria; mi imbatto nel vigile Adelmo, il volto di Fred è tirato. Vengo quindi invitato al cospetto del primo cittadino per disquisire di una possibile mia grave infrazione, avendo, vox populi, esposto pornografia su pubblica via.
Porgo scherzosamente i polsi per le manette e rassicuro che mi presenterò in comune. Lascio passare un giorno e mercoledì mattina mi costituisco, ma il sindaco Fara non è in sede nè raggiungibile al cellulare, impegnato dalla fiera del tartufo.
Torno incredulo e divertito dal fatto che due minuti di esposizione al sole del “Limbo” abbiano potuto sollevare un tal vespaio. Decido allora di tentare una risposta tramite stampa a sindaco e cittadinanza tutta, trovando (nei giornalisti locali Maurizio Sala e Claudio Galletto) ottima sponda. Il tutto è stato così sagacemente ridimensionato a siparietto dalle loro penne felici.

Veniamo all’incontro con Sgarbi: quale il lascito di questo colloquio?
Penso di aver in parte già risposto, sintetizzando posso affermare che grazie ai miei “ossessi” ho conosciuto di persona un uomo colto, vigile, attento, ironico e curioso, che mi ha dato stimolo per osare di più, apprezzando le mie tele più complesse: farò tesoro di questo insegnamento.
Se le nostre strade si rincontreranno, spero sarà per il progetto corale in Liguria, a cui tengo moltissimo.
L’accusa di pornografo mi ha per fortuna lasciato solo queste due immagini scattate dalla finestra all’alba, perché penso ogni artista debba rinunciare a qualche ora di sonno per pensare alle reazioni del pubblico dopo ogni mostra.

(6)LIMBO

Infine, mi sembra giusto, al di là dello scoop e del clamore, perlomeno accennare all’oggetto della contesa: il Limbo. Il quadro colpisce indubbiamente per i colori accesi e l’estro erotico. Ma una lettura più attenta coglie simbolismi arcaici: la polarità maschile-femminile, la metafora fallica, la dialettica sacro-profano, la tensione fra paganesimo e cristianesimo, infine un’aura primordiale e idillica – seppur nella tensione – promanante dalla tela. Qual è la storia e il significato di questo dipinto?
Il Limbo è uno dei pochi quadri nati dopo la dipartita di mia mamma e dopo nove mesi di letargo artistico dal quale proprio Fred Fassio mi ha svegliato, commissionandomi due disegni per il suo cafè, al quale sono poi seguiti altri nove disegni che ora arredano le porte vetrate del locale e gli interni.
Anni fa, a cena tra amici, l’ottimo Mario Tenneriello mi chiese cosa ne sarebbe stato dei miei quadri, disegni e fotografie se fossi morto. La sera stessa mi coricai sulla panchina fuori dal ristorante e dopo due giorni venni ricoverato. Una volta dimesso, spero senza recidive, trovai in Mario un alleato e un ottimo attore che interpretò, forse per farsi perdonare dalla jettattura, diversi riuscitissimi personaggi in un corto intitolato “Pizza & Fichi”. Nato come prestesto per cercar di veicolare i miei dipinti e disegni in una sorta di visita guidata, surreale e divertente, il film è ancora in fieri. Ho così dipinto il Limbo per esigenze di scena.
Chissà che il buon Dante, evocato nel quadro, avendo già scatenato questa divertente piece neo-realista a Moncalvo, benedetto da Vittorio Sgarbi, possa essere un buon incipit per nuovi episodi della saga “Pizza & Fichi” e aiutarci a passare le censure che ad oggi ci hanno impedito di partecipare al Milano Film Festival.
Il Limbo rappresenta inoltre una delle porte tematiche alla personale che mi auguro di riuscire a realizzare in vita. Altrimenti lascerò istruzioni a un mio caro cugino su come impostare i quattro corridoi ispirati ai gironi.
Nel Limbo è certo raffigurato il sesso degli angeli in una armonica danza, ironica ed esagerata, cercando il perfetto equilibrio tra bene e male, forze uguali e contrarie che si bilanciano annullandosi reciprocamente. Dimensione artistico-spirituale, questa, di cui evidentemente non a tutti è permesso godere.
La lumachina ai piedi di Dante è una chiave di lettura che utilizzo in altri quadri dedicati alla figura dell’ermafrodita, in tempi dove la scomposizione e costruzione dei sessi è diventata una vera e propria industria, quando in natura esiste da sempre.
Mi piacerebbe trovare un coraggioso gallerista che mi possa concedere spazi idonei e “copertura legale” in caso di altre ridicole accuse di pornografia, per poter spiegare tutte le mie vele “limbiche” , i disegni in B/n su tela e plexiglass restroillumnato, come fiocchi di prua e far salpare un variegato colorato veliero. Cocchiera per la carrozza di visitatori adulti che si vorranno poi imbarcare: la lumachina di Dante.

Intervista a cura di Luca Siniscalco


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