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Neo-realismo

staff
28 febbraio 2013

Non è il caso di scomodare Visconti, Calvino e Vittorini.
Qui si parla di neo-realismo, sì, ma di uno più frivolo, meno impegnato e sopratutto che coinvolge i nuovi media e il mondo della comunicazione.
Faccio riferimento con il termine Neo Realismo a quell’ultima tendenza che vuole modelle, modelli, campagne pubblicitarie e collezioni d’alta moda ispirate alla realtà. Direte voi: nulla di più facile!
E pensare che negli ultimi anni le cose sono andate molto diversamente e, ogni qual volta si assisteva ad un defilé, si pensava costantemente a chi avrebbe potuto mai indossare quegli abiti, fantastici sì, ma proibitivi. Il discorso dunque, non è da sottovalutare.
Ha iniziato l’anno scorso Tod’s con la sua campagna pubblicitaria ispirata all’ Italian Moment – scene di vita quotidiana di ragazze con ai piedi gli immancabili mocassini – e continuano quest’anno Domenico Dolce e Stefano Gabbana, con la campagna girata sul mar di Sicilia con la Balti, la Bellucci e la Brandolini d’Adda. Per non parlare dell’altera Mariacarla Boscono che ha posato, con in braccio il suo nascituro, per Givenchy. In realtà gli esempi sarebbero tanti, OVS e Brunello Cucinelli in primis.

La questione pregnante del discorso sta nel fatto che, finalmente, gli stilisti si sono resi conto che se da una parte far sognare con i propri abiti fa benissimo, d’altra parte tenere anche un po’ i piedi per terra, aiuta un po’ di più. E non solo per quella crisi che tutti conosciamo, ma soprattutto per esigenze di marketing – campo, in momenti come questi, da tenere decisamente sotto controllo.
L’obbiettivo è quello di proporre un’immagine del brand che sia il più normale possibile – per intenderci: senza lustrini e paillettes – in modo tale che l’acquirente si identifichi e faccia quello che deve fare, cioè comprare. Il meccanismo, comprensibile anche con la mia umile laurea in lettere, non è difficile da cogliere e risponde alle esigenze di un tempo presente che ci ha messi tutti difronte al sostantivo ADEGUAMENTO.
Ci si ridimensiona, si spende meno e meglio. E la moda cerca, come può, di incanalare il budget verso progetti di comunicazione reali ed efficaci. E visto che, malgrado i tempi di crisi, lo smart phone nella tasca lo abbiamo tutti, il fashion system ha pensato bene di aggiungere alle solite immagini, piccoli video del backstage per rendere la cosa ancora più reale.
“Mentre il mondo cade a pezzi”, come canta il vincitore di Sanremo, il papa abdica e l’Italia è politicamente divisa, l’alta moda – unico settore non ancora del tutto in crisi – abbandona le luci del palcoscenico, dei gran balli mascherati, degli eccessi, del lusso ostentato e irriverente, delle campagne pubblicitarie oniriche e principesche, per avvicinarsi ai tempo mutevoli: i nostri, che pare vadano sempre peggio.

St.efania
st-yle-squared.com